DATI MACROECONOMICI 3º TRIMESTRE 2010
By alessandro
DATI MACROECONOMICI 3º TRIMESTRE 2010
ROMA, 15 NOV - Secondo i dati diffusi dal governo locale,
l’economia di Hong Kong si e’ pienamente ripresa dalla crisi
finanziaria del 2008-2009, sostenuta anche dalla crescita delle
economie dell’area Asia-Pacifico, Cina in testa, e dalla
graduale ripresa dei paesi piu’ avanzati. I dati relativi al 3º
trimestre 2010 sono eloquenti: il PIL e’ cresciuto del 6,8% (in
aumento per il sesto trimestre consecutivo), confermando e
superando il gia’ positivo+ 6,5% del 2º trimestre 2010; le
esportazioni di beni sono cresciute del 20,8%, quelle di
servizi del 14%. I consumi privati, alimentati da salari in
crescita e e maggiore fiducia nelle possibilita’ di
occupazione, sono a + 5,7%. Le spese per infrastrutture e
costruzioni, spinte fortemente dal settore pubblico, sono
aumentate del 9,2%; le spese per investimenti in macchinari e
impianti, dopo la forte crescita del secondo trimestre (+15,6%)
e’ rallentata nel 3º a + 0,3%. La disoccupazione e’ scesa a
livelli piu’ bassi degli ultimi due anni ed e’ al 4,2%. Le
previsioni del governo di Hong Kong indicano un PIL in
crescita, per l’intero 2010, di circa il 6,5% con una
inflazione del 2,3 – 2,5%.
fonte :(ICE HONG KONG)
LE STRATEGIE EXPORT ALLA RICERCA DI NUOVI MERCATI
By alessandro17 DICEMBRE 2010
LE STRATEGIE EXPORT ALLA RICERCA DI NUOVI
MERCATI
ROMA, 17 DIC - Secondo le previsioni delle organizzazioni
locali Trade Development Council (TDC) e Associazione degli
Esportatori, l’export di Hong Kong dovrebbe assestarsi
attorno al 22% di crescita per l’intero 2010 mentre il 2011
vedra’ probabilmente un incremento piu’ contenuto, stimato
all’8%. Le principali cause del rallentamento previsto sono
da ricercare nella debole ripresa delle economie occidentali,
nei loro problemi di conti pubblici e di occupazione che
riduce il potere d’acquisto complessivo. Il Nord America
continua ad essere il primo mercato di sbocco per i prodotti
finiti di Hong Kong (nei primi 9 mesi del 2010 le
esportazioni sono salite del 16% per un valore di circa 25
miliardi di Euro), seguito dall’Unione Europea (+ 10,8% nel
periodo e un valore di circa 22 miliardi di Euro). Si assiste
tuttavia ad una forte espansione nei mercati dei Paesi ASEAN,
che nel giro di 5 anni potrebbe sorpassare l’Europa come
mercato di sbocco delle esportazioni di Hong Kong: solo nel
periodo gennaio-settembre 2010, l’export verso tali Paesi e’
cresciuto del 30%, per un valore di circa 10 miliardi di
Euro. Le organizzazioni governative e non che si occupano di
export a Hong Kong stanno pertanto rivedendo le proprie
strategie future puntando sui paesi emergenti come India,
Russia, Brasile e Turchia in cui Hong Kong detiene ancora
quote di mercato piccole ma suscettibili di veloce
crescita.
fonte (ICE di HONG KONG)
IN 2009 AUMENTO DEGLI INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI
By alessandroIN 2009 AUMENTO DEGLI INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI
IN AUMENTO NEL 2009 GLI INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI
10 DIC - La pubblicazione dei dati statistici relativi ai
flussi di IDE di Hong Kong avvenuti nel 2009 mette in
evidenza come l’integrazione economica e finanziaria fra Hong
Kong e la Cina sia sempre piu’ marcata e sia destinata a
crescere nei prossimi anni. Il totale degli IDE in entrata a
Hong Kong nel 2009 e’ cresciuto del 14,8% rispetto al 2008,
raggiungendo la cifra di circa 720 miliardi di euro; gli
investimenti all’estero delle societa’ di Hong Kong sono
anch’essi in aumento, del 9,3%, sul 2008, per un ammontare di
circa 630 miliardi di euro. E’ la Repubblica Popolare Cinese
a guidare la classifica dei paesi coinvolti nell’interscambio
di IDE con Hong Kong: la Cina contribuisce infatti per il
36,4% del totale degli IDE esteri a Hong Kong che, a sua
volta, destina il 42% del totale di IDE esteri alla Cina,
concentrandosi soprattutto verso la vicina regione del
Guangdong. Da evidenziare anche il ruolo delle Isole Vergini
Britanniche e dell’Olanda che nel 2009 hanno effettuato IDE a
Hong Kong per percentuali rispettivamente del 32,4% e 6,8%
sul totale in entrata. Le attivita’ su cui si concentra
l’interesse degli investitori esteri a Hong Kong sono le
partecipazioni azionarie, il settore immobiliare, i servizi
finanziari, il settore bancario, import-export, commercio
all’ingrosso e al dettaglio.
fonte :(ICE HONG KONG)
I VINI DI “GAMBERO ROSSO” IN DEGUSTAZIONE A HONG KONG
By alessandro
10 DICEMBRE 2010
ROMA, 10 DIC - Promosso dal gruppo editoriale ''Gambero Rosso'' con il supporto dell’Ufficio ICE di Hong Kong si svolge oggi, 10 dicembre 2010 presso il Dynasty Club di Hong Kong, un evento di presentazione di 62 etichette di vini italiani che sono stati insigniti del prestigioso premio “Tre Bicchieri” che Gambero Rosso attribuisce ai migliori produttori italiani di vino presenti nella propria Guida “I Vini d’Italia”. L’evento fa parte del Tour “Tre Bicchieri” 2011 che iniziera’ da Hong Kong, toccando per la prima volta l’Asia, per proseguire poi nel 2011 a Monaco, San Francisco, New York, Chicago e Montreal. L’iniziativa è rivolta a tutti gli operatori del settore vinicolo di Hong Kong (importatori, distributori, GG.MM, stampa specializzata, sommelier) che potranno acquisire una maggiore cultura su cio’ che si intende per qualita’ del vino, effettuare degustazioni e incontrare i produttori italiani presenti. La lista completa delle aziende partecipanti e’ disponibile nel sito web
http://www.gamberorosso.it/media/2010/11/262069.pdf
FONTE ICE
HONG KONG +30% LE IMPORTAZIONI DALL’ITALIA AD OTTOBRE 2010
By alessandroROMA, 03 DIC - Ad ottobre 2010, le importazioni di Hong Kong dall’Italia hanno registrato un +30,27% rispetto allo stesso periodo del 2009, con 4,41 miliardi di USD e una quota dell’1,21%. Le esportazioni (ri-esportazioni+prodotti nazionali) di Hong Kong verso l’Italia hanno registrato un incremento del 4,25%, con 3,05 miliardi e una quota dello 0,92%.
Le importazioni di Hong Kong, dal mondo, sono cresciute del 27,42% con 363,62 miliardi di USD e le esportazioni sono aumentate del 23,28% con un valore di 331,03 miliardi.
Nel periodo di riferimento, le importazioni da parte dei primi cinque paesi fornitori sono state, in ordine per valore (miliardi di USD), quota e variazione: Cina (160,28; 44,08%; +22,33%), Giappone (35,47; 9,75%; +36,26%), Taiwan (27,74; 7,63%; +36,41%), Corea del Sud (18,18; 5,00%; +31,12%), Stati Uniti (16,96; 4,66%, +23,28%). Le forniture dall’Unione Europea (27 paesi), posizionate al 3º posto, hanno registrato un +21,58% con 27,77 mld. di USD e una quota del 7,64%.
Tra i paesi dell’UE fornitori di Hong Kong, l’Italia e’ al terzo posto dopo Germania e Regno Unito che hanno registrato rispettivamente: +20,75% e +7,95%, con quote di mercato dell’1,68% e dell’1,31%. La Francia, al quarto posto, ha registrato +32,07% e una quota dell’1,11%.
Le esportazioni di Hong Kong, invece, hanno registrato: Cina (+30,56%), Stati Uniti (+16,67%), Giappone (+18,42%), Germania (+1,66%) e Regno Unito (-23,58%), che sono, in ordine, i primi cinque paesi destinatari. L’Italia, al 16˚ posto, ha segnato un +4,25%. L’Unione Europea, al secondo posto dopo la Cina tra i paesi destinatari, ha registrato un +2,17%. Tra i paesi dell’Unione Europea, l’Italia e’ il quinto paese acquirente dopo Germania, Regno Unito, Olanda e Francia.
Esaminando l’andamento, in ordine di valore, delle prime 15 principali categorie merceologiche importate da Hong Kong dall’Italia, si osserva: abbigliamento +42,65%, abbigliamento in pelle +49,65%, pelli e pellami +32,26%, macchinari e macchinari elettrici +28,59%, tessuti e filati +16,21%, artigianato +61,26%, gioielleria +40,67%, calzature +27,10%, prodotti chimici e materie grezze +14,79%, prodotti eno-agroalimentari e tabacco +14,20%, mezzi di trasporto in generale +2,99%, prodotti ottici +34,24%, metalli e prodotti in metallo +29,99%, cosmetici +62,08%, arredamento ed articoli per illuminazione +13,56%.
Nei primi dieci mesi del 2010, Hong Kong ha ri-esportato verso il mondo merci provenienti da diversi paesi d’origine per 318,86 mld. di USD (+25,29%), di cui 2,02 mld. erano di origine italiana, 193,19 mld. di origine cinese 123,65 mld. di origine di altri paesi. I primi cinque paesi destinatari sono stati, in ordine: Cina con 170,79 mld. (+30,82%), di cui 1,51 mld. di origine italiana, Stati Uniti con 34,65 mld. (+16,84%), Giappone con 13,24 mld. (+18,58%), Germania con 8,46 mld (+1,07%) e India con 7,88 mld (+45,57%). Il valore dei prodotti ri-esportati verso l’Unione Europea e’ stato di 35,18 mld. di USD, con una quota dell’11,04% (+10,19%).
L’incidenza delle ri-esportazioni di Hong Kong verso l’Italia e’ stata pari a 3,00 mld. di USD, con un +4,21% rispetto ai primi dieci mesi del 2009 con riferimento, in ordine di valore e per principali categorie, a macchinari e macchinari elettrici (-4,11%), abbigliamento (+7,53%), prodotti ottici (+22,55%), abbigliamento in pelle (-19,28%), giocattoli ed attrezzature sportive (-7,61%), orologi e parti (+34,32%), gioielleria (+39,58%), calzature (+12,87%), artigianato (-16,69%), metalli e prodotti in metallo (+31,38%).
Su un totale di 3,00 mld. di USD di prodotti ri-esportati da Hong Kong verso il nostro paese, 2,88 mld. (pari al 96%) e’ stato il valore dei prodotti di origine cinese.
FONTE INFO (ICE HONG KONG)
Deficit commerciale tra Italia e Cina. Negativo per 11,6 miliardi il saldo dei primi otto mesi
By alessandro
Con la Cina il divario commerciale c'è, le statistiche lo
dimostrano. Altrettanto eloquenti, però, sono le dinamiche della
logistica: partono leggeri, i voli cargo dall'Italia, per far
ritorno gravidi di merci cinesi a sempre più alto valore
aggiunto. Divario impossibile da azzerare, quello Italia-Cina,
però colmabile, specie in alcuni settori. Se i dati delle dogane
cinesi confermano nel 2009 una crescita dell'export italiano del
3,1%, è certo che il tessile, il legno-arredo, la gommaplastica,
i prodotti tecnologici faticano a guadagnare terreno in
Cina.
Il passivo dei primi otto mesi rispetto alla Cina sfiora
i 12 miliardi, è al
top da sempre,
rappresenta l'80% del nostro disavanzo commerciale globale. «Le
due economie - sottolinea Thomas Rosenthal,
responsabile del Cesif, il Centro studi della Fondazione Italia-Cina - sono
sostanzialmente competitive, non complementari. Scambiano
prodotti statisticamente identici ma qualitativamente diversi. La
produzione italiana in molti settori è caratterizzata da maggiore
valore aggiunto e contenuto tecnologico. La Cina sta recuperando
terreno molto rapidamente anche grazie allo spillover derivante
dalla presenza di imprese multinazionali in Cina, incluse quelle
italiane».
«I dati Sea sulle due destinazioni cinesi, i volumi di merce
movimentata dalla nostra compagnia nei primi dodici mesi,
indicano una ripresa anche se lieve dei movimenti verso la Cina»,
commenta Alcide Leali, presidente di Cargoitalia, la compagnia che ha
iniziato a operare un anno fa da Malpensa su Hong Kong e, da
luglio, su Shanghai.
Leali professa ottimismo, visto che da Hong
Kong, in un solo anno, ha esportato 5.851 tonnellate di merci,
importandone 8700, e da Shanghai, in un mese, 461 contro 493.
«Partono pezzi di macchinari industriali di varie tipologie,
ricambi per macchine agricole e movimento terra, abbigliamento
finito, pelli e tessuti per abbigliamento, accessori, prodotti
alimentari. Arrivano elettronica di consumo, abbigliamento
semilavorato e finito, basi chimiche per profumi. Secondo i dati
Sea, da Malpensa, la variazione dei volumi nei primi 7 mesi sul
2009 ha premiato l'export (+99%), più dell'import (+77 per
cento).
«Attenzione, spesso le partenze non avvengono esclusivamente dall'Italia, le stesse merci italiane partono da altri scali europei anche a causa della concorrenza tra gli operatori - avverte Daniele Pala, responsabile cargo sales Italia di Air China cargo, partita un anno e mezzo fa con tre aerei, un altro in arrivo dal mese prossimo. In Cina spediamo macchinari, prodotti di moda, parti di pelli per le scarpe, mobili, auto e, stando a quanto rivela il nostro marketing, anche alimenti deperibili. Una vera svolta». La mozzarella di bufala? «Sì, anche quella, i cinesi stanno imparando a gustarla».
«In Cina, dobbiamo imparare a vendere», va subito al sodo
Paolo Bastianello, vice presidente vicario di
Sistema moda
Italia, imprenditore tessile titolare del marchio
Marlys. «Certo, specie nel nostro ambito, il saldo
import-export non ci sorride, però le cose stanno cambiando, e
in fretta. I volumi sono ancora bassi, ma tengo a sottolineare
l'aumento del 78% dell'export tessile nei primi sei mesi del
2010». La Cina - rivela l'ufficio studi Smi - è il primo paese
di approvvigionamento, scende però al 18esimo posto come
mercato di sbocco. «Il vero problema - aggiunge Paolo
Bastianello - sta nella difficoltà, specie per i più piccoli,
di aprirsi un varco stabile in un simile mercato. Sinceramente
i prodotti no brand si basano sulla qualità e sulla conoscenza
da parte degli acquirenti di determinate particolarità. E'
difficile affrontare una piazza dominata da grandi industrie
pubbliche». Come si fa a gestire una situazione di questo tipo?
«E' davvero importante - chiarisce Bastianello - che con il
nuovo anno Smi offra uno showroom a Shanghai che possa
funzionare da piattaforma di sbarco dei nostri prodotti».
«Bisogna arrivare per davvero a un marchio made in Italy», è la
provocazione di Amedeo Teti, direttore
generale per la politica commerciale internazionale del
ministero dello sviluppo. «I cinesi amano il made in Italy, ma
a loro volta sanno che c'è del made in Italy fatto in Cina. Può
senz'altro aiutare il nostro export offrire delle certezze,
perché da parte dei cinesi c'è una grande disponibilità».
Cina: 1,5 miliardi nel 2033
By alessandroAnnualmente incremento di 7 mln persone per i prossimi 10 anni
SHANGHAI, 29 SET - La popolazione della Cina arrivera' a un miliardo e mezzo di persone entro il 2033. Lo riferisce lo Shanghai Daily. Secondo Zhao Baige, vice direttore del centro per la pianificazione del paese, questo calcolo deriva da un incremento annuale di 7 milioni di persone per i prossimi 10 anni. In aumento gli anziani. Entro il 2040 si stima che saranno 400 milioni le persone sopra i 60 anni; oggi gli over 60 sono il 12,5% della popolazione; diventeranno il 17,1% entro il 2020
Honda ha perso il 37% delle vendite in Cina
By alessandroLa serie di scioperi incrociati che ha colpito le fabbriche cinesi del colosso giapponese inizia a dare i primi segnali visibili: crollano vendite e produzione. Gli operai sentono di aver vinto la loro battaglia, ma gli analisti avvertono: senza il sostegno di Pechino, tutto tornerà come prima.
Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La produzione della Honda Motor e le vendite del gruppo in Cina sono scese lo scorso mese del 37%, a seguito della serie di scioperi che hanno colpito le industrie del colosso giapponese. Questa flessione è il primo indicatore materiale dell’impatto che gli scioperi, che si sono susseguiti e non accennano a diminuire, hanno e avranno sulla produzione industriale in Cina.
Il primo sciopero della serie ha colpito proprio la Honda: il 17 maggio scorso, gli operai di un’azienda di Foshan che produce trasmissioni hanno incrociato le braccia per protestare contro i salari bassi e l’eccessivo carico lavorativo. L’esempio di questi “pionieri” è stato seguito dai lavoratori di altre aziende Honda e da quelli di Toyota e Nissan. Praticamente tutte le proteste si sono concluse con la vittoria degli operai, che hanno ottenuto sensibili aumenti di salario.
Nello specifico, la Honda ha perduto il 10% del campo vendite: un dato in controtendenza, se si pensa all’aumento del 33% nel campo della vendita di automobili che si è registrato lo scorso mese nel Paese. Il 37% in meno della produzione totale si scontra inoltre con un declino generale che si attesta però al 10%. Gli analisti della Jp Morgan, guidati dal giapponese Kohei Takahashi, sostengono che la mancata produzione di circa 20.000 veicoli potrebbe risultare in una perdita stimata intorno ai 12 miliardi di yen, circa 110 milioni di euro.
Nel frattempo, i lavoratori continuano con le loro proteste. Secondo i quotidiani di Hong Kong, “è diffusa nella classe operaia la sensazione di aver vinto una lunga battaglia contro un nemico molto forte”. Ma Pattie Walsh, analista della questione lavorativa in Asia, avverte: “I risultati ottenuti non avranno vita lunga, se il governo di Pechino non decide di applicare le leggi sul lavoro che sono in teoria in vigore nel Paese. In altre parole, se il governo non sposa la loro causa tutto tornerà come prima”.
attori cinesi pagati per tifare Corea del Nord
By alessandroMa qualcuno si è chiesto da chi fosse costituito il gruppo variopinto di tifosi con bandiere e sciarpe rosso-blu che ha sostenuto la Corea del Nord contro il Brasile nella gara di ieri sera? Beh, dato che mediamente i coreani del Nord non possono spostarsi agevolmente dal loro paese - per motivi politici ma anche economici - ecco pronto il soccorso della Cina allo stato amico. I supporters - scrive la stampa del paese del Dragone - erano infatti attori cinesi arruolati per l'occasione da Pechino su richiesta della Commissione Sport di Pyongyang. Peccato perchè, se ci fossero stati dei veri tifosi, avrebbero visto una partita più che dignitosa della loro nazionale, 34 anni dopo la leggendaria squadra che battè persino l'Italia e raggiunse i quarti di finale del mondiale inglese del '66.
Di fronte al Brasile, eterno favorito di ogni mondiale, i coreani del Nord hanno disputato una partita umile, operaia, ma ben organizzata e piena di orgoglio ed impegno, suggellata dalla rete del difensore Ji Yun Nam, un nome che gli amanti del calcio di Corea ricorderanno per molto tempo. Non capita infatti tutti i giorni che un calciatore-soldato di 34 anni, arruolato nella squadra "25 aprile", la squadra dell'esercito di Pyongyang (come le vecchie Dinamo e Stella Rossa dei paesi comunisti) faccia un gol al celebratissimo portiere dell'Inter campione d'Europa Julio Cesar. Peccato ancora che il gol sia stato trasmesso - come tutta la partita - in differita in patria, dato che in Nord Corea vige il controllo assoluto di ogni immagine televisiva e anche con lo sport non si può mai sapere (tra l'altro, neanche a parlarne, c'è una guerra in corso per i diritti televisivi con la Corea del Sud, che accusa il Nord di piratare il segnale).
Una squadra, quella di Pyongyang, che non è più quella fatta in casa del dentista fasullo Pak Doo Ik (era invece anch'egli un militare) e può vantare anche giocatori che militano in campionati esteri, come l'attaccante Jong Tae-Se, il centrocampista An Young Hak e il capitano Hong Young-Jo. Tutti e tre sono di origine nordcoreana ma giapponesi di nascita e vengono considerati un po' come i tre fuoriclasse "stranieri" (se così si può dire) del gruppo. Il primo è quel ragazzone pelato che ha cantato piangendo l'inno nazionale nel prepartita, che ha battagliato per tutta la gara e che nelle poche dichiarazioni rilasciate ha fatto pubblica professione di amor di patria. È chiamato il Rooney dell'Asia (ma lui gentilmente rimanda al mittente l'apellativo), gioca nel Kawasaki, nella J-League giapponese, ed è uno dei leader morali del gruppo. Stessa sorte - campionato giapponese su sponda Omiya - per An, mentre il capitano Hong gioca addirittura in Russia, nel Rostov. Questi calciatori e i loro compagni - dopo aver battuto la concorrenza nelle qualificazioni di Bahrain, Arabia Saudita, Iran e Uzbekistan e aver ben esordito in Sudafrica - ora tenteranno l'impresa disperata di reggere l'urto di Portogallo e Costa d'Avorio. Con un occhio ben aperto, però, a non sfigurare rispetto ai cugini più blasonati della Corea del Sud.
Il governo dichiara guerra alla mafia cinese
By alessandroA Prato c’è troppa illegalità, porterò la questione al prossimo Consiglio dei ministri». Il ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, ha appena incontrato Roberto Cenni, il sindaco del comune toscano (il primo di centrodestra dopo 63 anni) e gli garantisce che il governo lo sosterrà nel suo impegno contro la criminalità. L’altra notte un’imprenditore cinese è stato ucciso con un colpo di pistola in faccia. Un episodio che preoccupa il sindaco perché indica come la questione cinese stia passando di livello, dall’illegalità alla criminalità organizzata. Non più soltanto aziende tessili clandestine, evasione fiscale, sfruttamento del lavoro nero, produzione di merce contraffatta.
«Preoccupano i fatti di sangue delle ultime ore ma anche i flussi di denaro, le straordinarie rimesse all’estero, l’apertura di attività commerciali che appaiono come una facciata per altri interessi - dice Cenni -. I flussi migratori sono aumentati ed è nato un distretto parallelo che non conosce crisi. Chiederò con una lettera al premier aiuti specifici per contrastare l’illegalità».
Ronchi condivide l’appello di Cenni e garantisce che si farà portavoce della questione nel prossimo Consiglio dei ministri che si terrà venerdì. Non solo. Annuncia pure che il titolare della Farnesina, Franco Frattini, incontrerà in queste ore l’ambasciatore cinese proprio per affrontare con lui i temi della sicurezza nel territorio di Prato.
E certo basta elencare le cifre per capire come la questione dell’illegalità rischi di esplodere. Prato ha circa 200.000 abitanti e il 20 per cento della popolazione è cinese. Nel 2009 i dati diffusi dall’ Agenzia delle entrate dicono che a Prato si è concentrato un terzo dell’evasione fiscale regionale, ovvero 5 milioni su 15.
Le aziende cinesi sono circa 4.500 e sono cresciute del 13 per cento nello scorso anno. Si tratta nella grande maggioranza di aziende tessili che producono abiti e accessori. Si stima che per ogni cinese in regola con il permesso di soggiorno ce ne sia almeno uno clandestino che lavora in quelle aziende. Per il 2009 Bankitalia ha calcolato che da Prato le rimesse inviate in Cina sono arrivate a 464 milioni di euro, ovvero il 7 per cento del Pil pratese.
Per contrastare la contraffazione e il proliferare di aziende che troppo spesso non rispettano le regole Ronchi insiste pure sulla l’importanza dell’etichettatura made in Italy. L’etichetta, dice Ronchi, è uno strumento «concreto» che l’Italia ha chiesto più volte in sede europea per tutelare le imprese.
«L’azione di contrasto a chi produce nell’illegalità e all’afflusso di merci di scarsa qualità si fa anche con la certificazione», conclude Ronchi.

