Agenzia velox
By generale66E’ nato un nuovo marchio di vendita on line o in negozio
VELOX SHOP
Grazie alla diffusione di internet sta prendendo sempre più piede anche nel nostro paese la vendita e l’acquisto di oggetti e prodotti online. Qualche settimana fa abbiamo dato notizia di un nuovo sito di vendita ideato dall’Agenzia Velox di Renato Occelli, specializzata in siti web, servizi alle imprese, merchandising e promozioni. Si chiama “Velox Shop”, si entra tramite il sito www.agenziavelox.cn e vi si trovano le istruzioni necessarie per l’iscrizione, cliccando su “registrati” e compilando il modulo con i propri dati. La registrazione è completamente gratuita. Si troveranno anche tutte le indicazioni per l’acquisto del singolo prodotto, consultando l’elenco di 22 categorie o digitando il nome dell’oggetto cercato. La vendita dei prodotti può avvenire in due modi diversi: si possono vendere singolarmente sul sito dell’Agenzia Velox o si può “affittare” dalla stessa un negozio virtuale, per il quale è necessario possedere una partita Iva. La procedura per creare un negozio è relativamente facile: bisogna anzitutto dargli un nome, inserire la partita IVA, descriverne in breve il tipo di merce che si intende vendere e poi scegliere la grandezza sul menù a tendina. I costi dell’affitto sono commensurati alla tipologia e alla grandezza del negozio. Creato il negozio ed effettuato il pagamento si può cominciare a vendere on line. Dal mese di aprile c’è un’altra novità collegata a questo tipo di vendita ed è la possibilità di utilizzare il marchio “Velox Shop” per creare dei negozi veri e propri dove vendere e acquistare gli oggetti richiesti dal mercato.
Perché tutte le operazioni di vendita sia sicure e trasparenti, sia nel sito sia nei negozi reali che portano il suo marchio, Velox Shop impone poche ma importanti regole ben determinate sul sito, dal divieto di vendere prodotti falsi al fornire dati errati nella registrazione. Troverete anche un elenco di oggetti di cui la vendita sul web è vietata o limitata, infatti su Velox Shop non è possibile mettere in vendita qualsiasi cosa. Una volta imparate le regole (che altro non sono che norme di buon senso) ed effettuata la registrazione potete mettervi al lavoro. Se avete dei dubbi potete telefonare a Renato Occelli, 380.3142405
Pechino tempesta di sabbia
By alessandroAncora tempeste di sabbia hanno investito la Cina, inclusa la capitale Pechino che oggi è apparsa di nuovo avvolta dalla nube giallastra di due giorni fa. Conseguenza della deforestazione nel nord e nell'ovest del Paese, le tempeste di sabbia alimentate dal vento di nord ovest hanno trasportato sabbia e polvere dalle province delle Xinjiang e di Ningxia fino al nord. Ma sono state colpite anche alcune regioni del sud del Paese.
I granelli di sabbia hanno raggiunto anche Taiwan e Hong Kong, dove il governo locale ha invitato gli abitanti a rimanere a casa e le scuole a rinviare tutte le loro manifestazioni sportive. Anche l'agenzia meteorologica cinese ha esortato la popolazione, in un messaggio sul suo sito internet a chiudere porte e finestre e a coprirsi con maschera e una sciarpa prima di uscire.
Secondo le previsioni, queste ultime tempeste di sabbia dovrebbero raggiungere domani nuovamente la Corea del Sud, già investita sabato da una di queste tempeste, la peggiore dal 2005. Stando all'Accademia delle Scienze cinesi, ad oggi si contano in Cina circa 10 tempeste di sabbia all'anno, sei volte di più degli ultimi 50 anni.
Imminente la chiusura di google in Cina , che succedera'?
By alessandro
Imminente la chiusura di google in Cina , che succedera'?
Aggiornamento: 2010/03/19
La prospettiva di una soluzione alla situazione di Google sta dimmer ogni giorno che passa e il tempo di attesa è straziante. Se i negoziati a porte chiuse, sono ancora in corso, i media dicono che è "il 99,9 per cento certo" che la fine è vicina per il gigante internazionale della ricerca web in Cina.
Se ciò si avvera, ogni partito sarà un perdente: utenti, inserzionisti, Google stesso e il governo cinese.
Related letture:
Google è libero di lasciare
I dipendenti di Google restano ottimisti sulle offerte di
lavoro
Google non ha fermato la censura dei risultati di ricerca
Google per 'sopporta le conseguenze'
Sì, "il cielo non cadrà" - come dice il cinese va - se Google ha
deciso di fare le valigie e lasciare la Cina. Altri giocatori
salteranno a riempire il vuoto lasciato dal suo ritiro. Ma per
molti utenti di Internet, Google è diventato uno stile di vita.
La sua importanza - come l'aria, la cui esistenza può essere
sentito solo quando è portato via - continuerà ad essere
percepita da coloro che sono abituati alla sua "professionale,
completo ed efficiente" servizio. Come si sentono gli utenti di
Internet, se ne è a "Google" su una pagina web senza il
familiare, ma in continuo cambiamento, il logo pop? Nessuna
scusa, comunque rassicurante che sia, può diminuire il dolore gli
utenti di Internet abbiano a soffrire quando viene negato
l'accesso locale al mondo più grande e più efficiente servizio di
ricerca web.
Per Google, nulla può essere più sconvolgente in termini di lucro di un ritiro dalla Cina, il più grande e più veloce del mondo mercato in crescita. Se può guadagnare la superiorità morale citando la censura del governo e dello Stato-backed attività di hacking come le ragioni dietro la sua uscita prevista, non vi è alcuna giustificazione diversa temerarietà per lasciare circa 400 milioni di navigatori cinesi dietro. Questo, oltre al fatto che Google conosceva l'ambiente operativo in Cina, quando la prima volta, rende la società appaiono aggressivi ed eccitabile a impegnarsi in uno scontro diretto con Pechino, che è noto per la sua storia non muovo su tutto ciò che concerne la sua regola e la sovranità.
Per il governo cinese, il ritiro di Google porta poco conforto. Sarà solo rafforzare la percezione occidentale della Cina come un violatore di piegato la libertà in internet sul staunching il libero flusso delle informazioni. Sarà inoltre possibile aggiungere benzina sul fuoco per il peggioramento delle relazioni sino-USA, già turbata da problemi che vanno da Taiwan al Tibet, dai diritti umani al commercio.
Un segreto di negoziazione di successo è compromesso. Teniamo le dita incrociate che un compromesso dell'ultimo minuto può essere fatto nei colloqui tra Google e Pechino in modo che una faccia soluzione di risparmio possono essere trovati per entrambe le parti
Più food made in Italy a Pechino. Nuovi canali distributivi per le aziende
By alessandro
|
Da oggi infatti questo nuovo canale apre nuove e ben diverse prospettive, favorendo una riscossa del Made in Italia a tavola, in una competizione colpo su colpo ad “armi più pari” di prima, con i nostri tradizionali competitori dell’Agroalimentare.
MADE IN ITALY - Prato: smantellata filiera cinese
By alessandroOltre un milione i capi di abbigliamento recanti false etichettature Made in Italy e 80mila rotoli di tessuto irregolare, per 6.300 chilometri, sequestrati dalla Guardia di Finanza di Prato, in un'operazione che ha smantellato un'intera filiera cinese che importava e commerciava prodotti tessili e di abbigliamento in violazione di tutte le norme in materia di sicurezza e tutela dell'origine del prodotto.
Dopo una capillare attività investigativa, i finanzieri hanno deciso di intervenire in due aziende cinesi ubicate nella zona industriale di Prato: nella prima azienda è stata individuata e smantellata l’intera filiera del falso Made in Italy, che si sviluppava mediante l’importazione di migliaia di capi di abbigliamento finiti privi di indicazione di provenienza che venivano trasformati in Made in Italy con l’apposizione di specifiche etichette e di cartellini recanti nomi italiani di griffe di fantasia, in modo da aumentare la visibilità e la credibilità di una produzione nazionale. Trovati anche rotoli, per migliaia di metri, di etichette Made in Italy da tagliare e cucire sui vestiti. Oltre a sequestrare tutta la merce presente in azienda, i finanzieri hanno anche denunciato all’autorità giudiziaria un responsabile, per il reato di vendita di prodotti con false indicazioni (articolo 517 del codice penale). Nell’altra azienda, sono stati scoperti più di 80mila rotoli di tessuto senza l’etichettatura obbligatoria di composizione, importati direttamente dalla Cina e destinati in buona parte alle confezioni pronto-moda del distretto pratese ma, vista la quantità di prodotto, anche a numerosi clienti in ambito nazionale ed europeo.
L'operazione si inserisce si inserisce nell'intensificazione dei servizi volti a contrastare l'illegalità economico-finanziaria, previsti nel ''Patto per Prato Sicura'', recentemente rinnovato alla presenza del ministro dell'Interno Roberto Maroni.
Selex SI vende 8 radar alla CAAC (Cina)
By alessandroSelex Sistemi Integrati ha firmato con la Civil Aviation Administration of China (CAAC) contratti per un valore totale di 19 milioni di dollari per la fornitura di otto radar. Il contratto prevede la fornitura di quattro radar primari, di cui uno in banda L e tre in banda S, tutti con tecnologia a stato solido, e quattro radar secondari modo S.
I sensori verranno collocati in quattro siti diversi, appartenenti a tre delle sette regioni di volo (FIR - Flight Information Region) nelle quali è suddiviso il territorio cinese. Gli impianti verranno installati a Wuzhong, nella regione di volo del Nord Ovest, a Chongqing nel centro Sud, a Guangzhou e Sanya nel Sud Est. Gli apparati di Sanya, sull’isola di Hainan, andranno ad affiancare i sistemi di Selex Sistemi Integrati già operativi dagli inizi degli anni ‘90 e faranno parte della rete di siti radar ai quali è affidato il controllo del traffico aereo delle affollate rotte del sud del Pacifico.
chi e' la Selex ???
Con sedi principali in Italia, Regno Unito (SELEX Systems Integration Ltd), Germania (SELEX Systems Integration GmbH) e Stati Uniti (SELEX Systems Integration Inc), la società è in prima fila anche nella Ricerca & Sviluppo, grazie ad investimenti annui pari a circa il 20% del valore della produzione.
link ufficiale www.selex-si.com
World Expo di Shanghai 2010
By alessandroWorld Expo di Shanghai 2010 la Cina sarà un grande evento per esplorare il pieno potenziale della vita urbana; sarà centrato su innovazione e l'interazione, ma offrirà anche una meravigliosa opportunità per cross-dialoghi cultura.
Zaia: presto anche gli agrumi italiani sbarcheranno in Cina
By alessandroLo ha annunciato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia, in visita ufficiale in Cina, dopo aver incontrato il vice-ministro dell’Aqsiq (General Administration of Quality Supervision, Inspection and Quarantine of the People's Republic of China – ‘Amministrazione Generale della Supervisione della Qualità, Ispezione e Quarantena cinese’), Pu Chang Cheng, il quale ha garantito l’impegno del Governo cinese a inviare i suoi ispettori, che è il primo passo verso il via libera alle esportazioni degli agrumi.
“Dopo l’intesa sui kiwi di luglio dello scorso anno – ha detto il Ministro – il ritiro dei dazi non tariffari anche sugli agrumi darà ulteriore slancio al nostro export agroalimentare verso il gigante asiatico. Un risultato significativo anche sotto il profilo del marketing del nostro Paese e delle regioni produttive del Sud in particolare. Penso a tutte le arance che giacciono non raccolte sugli alberi del Meridione, mentre il settore versa in una crisi profonda, una crisi dalla quale rischiano di generarsi gravi conflitti sociali, come hanno dimostrato i fatti della Calabria dei giorni scorsi”.
“Le nostre aziende agricole – ha continuato Zaia – producono qualità, un marchio per cui vale la pena spendersi in mercati strategici quale quello cinese. Un valore aggiunto, quello della qualità e della salubrità dei prodotti alimentari, alla quale anche la Cina pone sempre maggiore attenzione, come ha sottolineato lo stesso vice-ministro Pu Chang Cheng durante il colloquio che abbiamo avuto, in cui ha tra l’altro ribadito l’impegno del suo Paese a rafforzare il dialogo in materia di lotta alla contraffazione e agro pirateria”.
L’arte orafa italiana a Hong Kong
By alessandroLa Cina e l’economia italiana
By alessandro
Una volta era consuetudine affermare che la cultura
dell’avere fosse in auge solo in Occidente. Ora, bisogna correggere
il tiro di questa affermazione, e dire: la cultura dell’avere è
diffusa in Occidente, ma praticata da orientali del celeste impero.
In particolare da cinesi, i quali non dedicano più la loro attività
nella squisita raffinatezza della creazione di porcellana o del
vasellame d’argento coi tipici motivi di peonie e fiori di loto,
oppure nell’agricoltura (frumento, orzo, mais, avena, soia), ora
sono degli imprenditori veri e propri, dei business man, ma
all’estero. Più precisamente in Italia, dove, notoriamente, i
controlli per cielo, per mare e per terra, lasciano ampiamente a
desiderare. E cosi, negli ultimi anni, sono arrivati in Italia dai
balcani ( Bosnia e Croazia) e da Malta 100.000 cinesi che risultano
residenti regolari con l’obiettivo di fare soldi e, indirettamente,
di mettere in ginocchio la nostra economia. Senza contare che la
nostra Polizia ne espelle ogni anno ufficialmente 5 mila in quanto
clandestini. Il che significa che ci sono almeno altri 50. 000
clandestini nascosti in appartamenti dove vivono anche in 12
persone. Il loro sistema politico si basa sull’ideologia comunista
che, tra l’altro, non prevede la cultura dell’avere, casomai,
prevede quella della solidarietà ma, evidentemente, il Manifesto di
Marx ed Engels del 1848, l’hanno messo definitivamente in soffitta
perché hanno scoperto che il business, in Italia, rende, e molto.
Cosi la mafia cinese (le Triadi) che ha le sue basi ad Hong Kong e
nell’Isola di Taiwan, spedisce in Italia centinaia di uomini e
donne) dediti alla ristorazione, al tessile e abbigliamento (dove
lavorano 800 mila italiani), al settore del pellame, ai giocattoli,
all’industria orafa, alla produzione scarpe da ginnastica, alle
tute, a maglioni, camicie, borse, valigie, bigiotteria, porcellana,
materiale per la casa e gestione di internet cafè. Gli italiani che
hanno la sfortuna di avere un negozio accanto al loro devono
chiudere perché la “concorrenza sleale” dei cinesi che applicano
prezzi sotto costo, inducono i clienti ad andare solo nei loro
negozi. E cosi, ristoratori italiani, commercianti, piccoli
imprenditori, agricoltori, sono costretti a chiudere la loro
attività dopo anni di lavoro onesto. E lo Stato cosa fa? I nostri
fanno bancarotta, i cinesi, spesso diretti dalla mafia del loro
Paese (le famose Triadi): accumulano denaro fresco da riciclare in
altre attività in Europa, negli Stati Uniti e Australia
nell’acquisto di ristoranti e attività alberghiere che sono invece
delle coperture. Loro sono in maggioranza confuciani, ma sono anche
buddisti e taoisti e, almeno una delle loro tre religioni, si
predica lo stile di povertà, non il lusso o l’avere. Ma i soldi,
anche se sono lo sterco del diavolo: servono. Il problema, adesso,
è tutto nostro, è tutto italiano e della Unione Europea. Una cosa è
certa: questa situazione per molti lavoratori Italiani non è più
sostenibile: sono costretti a chiudere l’attività, e a vendere
l’azienda di famiglia. Lo Stato deve fronteggiare la situazione, da
un lato controllando le frontiere e l‘interno dove ci risulta
vivano molti irregolari nelle città di Prato, Biella, Vicenza,
Busto Arsizio e Gallarate, e nelle seguenti regioni: Veneto,
Emilia, Marche, Lazio e Campania. Dall’altro lato, in sede europea
per bloccare questo traffico ( o tratta) di uomini e donne
contadini che le Triadi tolgono dai loro villaggi per farli
lavorare per proprio conto. Triadi che hanno scoperto un Occidente
ricco e opulento in cui fare affari miliardari per qualche anno e
poi rispedire in Cina questi contadini a produrre nuovamente riso,
thè, tabacco, cotone, inta, canapa e lino, proseguendo il loro
sfruttamento. Una domanda al ministro dell’Interno Pisanu: quanti
affiliati alle Triadi ci sono in Italia? quanti arresti hanno
eseguito le forze dell’Ordine per reati vari e quante attività
illegali hanno chiuso? I Servizi di Sicurezza, attraverso il
generale di C.A. Nicolò Pollari , già direttore del vecchio
Sismi, hanno rivelato dati preoccupanti sugli arrivi
clandestini dalla Cina che sfuggono ad ogni controllo, e sulle
attività illecite dei cinesi: contrabbando, prostituzione,
introduzione di container pieni di merci contraffatte,
favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ha parlato anche
delle Triadi, dell’alleanza di quest’ultime con la Camorra per
riscuotere il pizzo per conto dei vari clan nei negozi italiani.
Adesso ci aspettiamo dal ministro dell’Interno dei fatti e una
adeguata risposta ferma, adeguata e risoluta. Noi eravamo abituati
a pensare ai cinesi come a delle persone gentili e affidabili, con
gli occhi a mandorla, ma, la cultura del profitto li ha cambiati :
si sono chiusi, sono diventati ermetici e duri ( specie se
affiliati alle Triadi), dediti al denaro, al profitto, e all’avere.
Facciamo presto, facciamo una politica più aggressiva del made in
Italy prima che, per le nostre famiglie e per le nostre aziende, e
per il nostro Paese, sia troppo davvero troppo tardi.
