False griffe, maxi sequestro a Roma 500 mila tonnellate
By alessandrodi Marco Maffettone
ROMA - Erano stipati in otto capannoni industriali nella zona di San Basilio, quartiere periferico della Capitale: una vera e propria cittadella fortificata gestita da cittadini cinesi che custodiva 500 mila tonnellate di merce contraffatta, tra giocattoli non a norma, capi di abbigliamento di grandi griffe e occhiali.
A scoprire la merce e a compiere uno dei sequestri di merce contraffatta più grandi mai effettuati in Italia sono stati gli uomini dell'Ufficio Immigrazione della Questura di Roma, in collaborazione con la Squadra Mobile romana. Nell'operazione sono stati denunciati per contrabbando due cinesi e altri 35 connazionali sono stati identificati. Il sindaco di Roma si è complimentato con la polizia per il maxisequestro sottolineando che "le indagini e gli accertamenti della Questura sono indispensabili perché per colpire in modo incisivo il commercio illegale è necessario agire sui punti di raccolta, stoccaggio e smistamento della rete del contrabbando, che proprio attraverso questi nodi sopravvive e si alimenta".
L'indagine è iniziata alcune settimane fa quando molti cittadini cinesi, che dovevano effettuare il rinnovo del permesso di soggiorno, hanno dichiarato di lavorare per due società sempre gestite da connazionali. Insospettiti gli inquirenti hanno effettuato alcune verifiche sulle due aziende e sono riusciti ad individuare in via Casale dei Cavalieri, gli otto capannoni, tutti recintati con il filo spinato e con delle vedette pronte a dare l'allarme in caso di necessità.
"Abbiamo dovuto effettuare un vero e proprio blitz a cui hanno partecipato settanta agenti - ha spiegato il dirigente dell'Ufficio Immigrazione della Questura, Maurizio Improta -. All'interno dei capannoni un numero spaventosi di scatoloni, suddivisi per generi, di merce contraffatta di marche importanti a cui mancano solo le etichette". Pellicce ecologiche, magliette e calzature delle più famose griffe italiane ed internazionali: negli oltre diecimila metri posti sotto sequestro, le forze dell'ordine hanno individuato materiale prodotto in Cina che, una volta giunto sul mercato parallelo dei marchi contraffatti, avrebbe raggiunto un valore che supera i 5 milioni di euro.
Gli inquirenti, inoltre, affermano che i giocattoli trovati sono tutti fabbricati senza alcun rispetto delle norme dell'Unione europea e quindi potenzialmente pericolosi per i bambini. Le forze dell'ordine dovranno ora ricostruire l'iter con cui questa merce è giunta in Italia, ma sono dell'idea che i capannoni sequestrati a San Basilio fossero utilizzati esclusivamente come luogo di stoccaggio per poi trasferire il materiale in altre città italiane e forse europee.
Lamborghini Murcielago: in Cina l’esemplare numero 4000
By alessandro
Volerà in Cina la Lamborghini Murcielago
numero 4000, la SuperVeloce di colore arancio è stata acquistata
da un facoltoso abitante della Repubblica Popolare.
Il ciclo produttivo della Lamborghini Murcielago sta volgendo al capolinea e stiamo ancora aspettando di fare la gradita conoscenza con il modello che ne raccoglierà l’eredità. Il modello top di gamma di Sant’Agata Bolognese ha comunque superato la rispettabile quota di 4000 esemplari venduti dal 2002 ad oggi.
E’ curioso sapere che proprio la Murcielago numero 4000 volerà presto in Cina, il suo nuovo proprietario risiede infatti nella Repubblica Popolare e ritirerà il bolide presso lo show room della casa ad Hangzhou nella provincia dello Zhejiang.
L’esemplare numero quattromila è una “comunissima” LP 670-4 con l’allestimento SuperVeloce (SV), dotata di una carrozzeria alleggerita e di una grande ala aerodinamica sul margine della coda; il nuovo proprietario ha scelto una vistosa nuance arancio per la carrozzeria così, se in Cina dovesse passare inosservata una Lamborghini, almeno per il colore la noteranno.
Giusto per dare una rinfrescatina ai dati tecnici, la Lamborghini Murcielago SV monta una versione da 670 cavalli del V12 da 6.5 litri, le sue prestazioni sono ovviamente stellari: 3.2 secondi per accelerare da 0 a 100 e 341 km/h di velocità massima.
Gabriele A.
attività
By Mike101sarei interessato a promuovere hai miei clienti prodotti tecnologici cinesi, quacuno potrebbe consigliarmi qualche azienda che importa prodotti in Italia?
In particoare cerco aziende che possano competere con i marchi noti e che offrono prodotti a prezzi popolari.
Dalla Cina attacchi "invisibili"
By alessandro"Migliaia di aziende Usa spiate"
Sconcertante relazione di un'azienda di sicurezza informatica americana. I cyberattacchi provenienti dal territorio cinese riguardano una miriade di aziende e istituzioni. Usano una nuova tecnica, difficile da combattere. "È spionaggio industriale" di TIZIANO TONIUTTI
Primo elemento. Le aziende (americane) sotto attacco informatico da parte di hacker asiatici non sono una o due e nemmeno cinquanta. Si tratterebbe di migliaia di imprese e istituzioni, tra queste anche diverse adette alla sicurezza nazionale.
Secondo elemento. A quanto dichiara Mandiant, che ha illustrato il suo report a una conferenza sul cyber-crimine sponsorizzata dal dipartimento della Difesa americano, siamo di fronte a una nuova forma di attacco informatico. Non più una semplice intrusione per carpire dati, ma un tipo di infiltrazione a lunga permanenza, che Mandiant chiama APT: Advanced Persistent Threat, ovvero minaccia avanzata e persistente.
Terzo elemento. Gli attacchi Apt aprono il campo a forme di phishing interno e sofisticato, quasi impossibili da individuare una volta che il codice malevolo agisce a regime. Gli intrusi possono così trafugare documenti e informazioni attraverso le password autentiche dei sistemi infiltrati, e prelevare dati in forma di file completi (Word, Powerpoint, Acrobat). Un sistema di compressione ben fatto compatta e spezzetta i dati in più mini-archivi, che viaggiano all'interno del network praticamente inosservati. Per farli uscire, si utilizzano trucchetti sulle porte e falsi "header" dei file, che i sistemi anti-intrusione fanno passare tranquillamente. Uno dei punti più deboli nella sicurezza delle reti è spesso lo scarso o inefficace monitoraggio del traffico interno e di quello in uscita. La stragrande maggioranza delle risorse va all'analisi del traffico in ingresso.
Spionaggio sofisticato. Mandiant ha analizzato praticamente tutti i più importanti attacchi informatici degli ultimi tempi, tra cui quelli alla Heartland Payment Systems e RBS Worldpay. E il report specifica bene che il tipo di aggressione subita da queste aziende è significativamente diverso rispetto a quelli riservati a Google e ad altre reti negli ultimi tempi. Non più attacchi basati sul'accesso ai database per ottenere dati sensibili e rubare le identità: nel mirino degli attacchi Apt ci sono file e documenti tout court, da rubare e da portare fuori. Spionaggio puro che individua una strategia precisa dietro l'interesse verso determinati obbiettivi.
"Ecco le prove". La natura degli attacchi Apt è profondamente diversa e per definizione residente. Mandiant dichiara di aver trovato all'interno di una sola rete più intrusi Apt, ognuno intento a trafugare dati per conto suo e per diversi utilizzatori finali. E le aziende/istituzioni sono reticenti nel dichiarare di essere state colpite (Google in questo specifico caso è l'unica eccezione). Peraltro l'intrusione Apt avviene spesso in modo banale, attraverso vulnerabilità degli strumenti di Office, Internet Explorer, Acrobat e i più comuni programmi da ufficio. Nel caso di Google è bastata una email-tranello che utilizzava un buco in Explorer 6, non dichiarato pubblicamente da Microsoft.
Google chiede aiuto alla Nsa. Il motore di ricerca avrebbe già attuato una contromossa con un accordo con la Nsa, l'agenzia americana per la sicurezza nazionale. Un atto quasi dovuto dopo la denuncia da parte di Big G di un attacco informatico senza precedenti da parte della Cina. Scopo dell'accordo è mettere al sicuro Google e i suoi utenti da future intrusioni. Secondo alcune fonti, l'alleanza di Google con la Nsa, la più potente organizzazione di controllo elettronico, avrebbe lo scopo di consentire alle due parti di condividere informazioni cruciali senza violare le linee di condotta di Google o le leggi che proteggono la privacy nelle comunicazioni online. In base all'accordo, la Nsa non potrebbe vedere le ricerche degli utenti o gli account di posta elettronica, hanno detto le fonti. Google inoltre non condividerebbe dati di proprietà con la Nsa.
"Dati trafugati verso la Cina". Uno dei punti chiave nell'analisi di Mandiant è che il traffico dei dati trafugati, una volta sottratti, si direziona inequivocabilmente verso indirizzi internet in Cina. L'azienda rivela che gran parte degli istituti legali coinvolti nella gestione di affari con la Cina come l'acquisto di azende, ha subito attacchi informatici Apt. Porre rimedio non è semplice e attualmente i sistemi noti sono inefficaci. A volte il codice Apt rimane "dormiente" anche per lunghi periodi, un anno ad esempio. E anche individuando la minaccia e rimuovendo dalla rete le macchine interessate, non vi è alcuna garanzia di aver respinto l'attacco. Che l'antivirus aggiornato riesca a individuare la minaccia di un malware sulla rete aziendale non significa necessariamente aver stroncato l'attacco. Nel frattempo gli hacker hanno già raffinato le loro tecniche di infiltrazione e probabilmente hanno già depositato, in poco tempo, nuovo software malevolo. La realtà ha insomma una trama ben più fitta di quella di un buon film sul cyberspionaggio.
© Riproduzione riservata (04 febbraio 2010 )
Londra: siamo spiati dai cinesi
By alessandro| Il controspionaggio: cimici nei pc dei manager e ragazze esca per comprometterli | |
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Quando il Regno Unito ipotizzò il boicottaggio commerciale dei prodotti provenienti da Pechino per protestare contro la repressione in Tibet, l'allora ambasciatrice cinese a Londra madame Fu Ying rispose miscelando saggezza confuciana a navigato pragmatismo: "Resterete tutti nudi". Era l'inizio di marzo 2008: due mesi dopo il premier Gordon Brown sarebbe stato tra i primi a sostenere l'emergenza terremoto a Sichuan inviando 200 milioni di sterline. Se la storia dei rapporti sino-britannici non è mai stata lineare, a complicare quella recente, segnata dall'imporsi della Repubblica Popolare sullo scacchiere geoeconomico internazionale, ci si mette lo spionaggio industriale. Secondo un rapporto dell'MI5, rivelato ieri dal Sunday Times, i businessmen anglosassoni sarebbero oggetto dell'attenzione criminale di Pechino che, attraverso intercettazioni, furti, operazioni di hacking, tramerebbe per carpire loro segreti manageriali. "La Cina rappresenta una delle minacce di spionaggio più serie per il Regno Unito" avvertono i servizi segreti di Sua Maestà. Sembra che numerosi uomini d'affari in missione a Shangai siano stati avvicinati da avvenenti fanciulle con "inviti generosi", salvo scoprire poi che la macchinetta fotografica o la chiavetta Usb donata loro in pegno d'amicizia conteneva un malware, un software infettante che tipo cavallo di Troia s'installa nel sistema e consente di controllare a distanza il computer agganciato. "E' una vicenda nuova, ma non mi sorprende" nota tornando da Davos il politologo Parag Khanna, autore del saggio I tre imperi (Fazi). Analizzando l'ultimo World Economic Forum, il direttore di Foreign Policy Moises Naim paragonava ieri sul Sole 24 Ore l'assenza americana alla cospicua presenza dei messi di Pechino, tecnocrati preparati ma non necessariamente a gestire l'espansione d'un mercato che nel 2009 ha assorbito il 12% dell'import mondiale. La denuncia dell'MI5 alza il livello della tensione nella partita tra Cina e resto del mondo occidentale. All'inizio di gennaio Londra aveva protestato per l'esecuzione di Akmal Shaikh, cittadino britannico e malato di mente condannato a morte perché trovato in possesso di 4 chili di eroina. Pochi giorni dopo era stata la volta degli Stati Uniti, che avevano chiesto a Pechino un'indagine "trasparente" sull'attacco a Google e 300 compagnie americane da parte di hacker cinesi. La settimana scorsa l'ultimo incidente: Obama decide di vendere a Taiwan armi per 6 miliardi di dollari e Hu Jintao sospende gli scambi militari con Washington. Mentre sbiadiscono le ambizioni di chiunque sognasse un G2, utopia d'un rapporto privilegiato con la potenza capitalist-comunista, gli analisti temono una variante asimmetrica della guerra fredda. "Ogni azienda britannica che detiene informazioni potenzialmente utili ai cinesi è a rischio (...) Le stanze degli alberghi frequentati da stranieri nelle città come Shangai e Pechino sono probabilmente piene di cimici e vengono perquisite in assenza dell'occupante" sostiene l'MI5. Anche perchè gli 007 di Pechino sono "noti per saper sfruttare le vulnerabilità altrui, specie alle relazioni sessuali". Non sarebbe la prima volta. Due anni fa un collaboratore di Gordon Brown "smarrì" il BlackBerry dopo essere stato abbordato da una Mata Hari dagli occhi a mandorla in un locale di Shanghai. Ora la tecnica punterebbe industriali, funzionari della difesa, esperti di comunicazione e energia. I mandarini di Hu Jintao non replicano e lasciano cadere anche la provocazione del direttore dell'MI5 Jonathan Evans, che a fronte del nuovo pericolo giallo teme un drenaggio delle risorse per la lotta al terrorismo islamico. Resistenza passiva, mentre le bancarelle del mercatino domenicale di Camden passage, nel quartiere londinese di Angel, vendono bombette made in Cina. |
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Cina indaga sulla ricomparsa della melammina nei negozi
By alessandro|
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PECHINO (Reuters) - La Cina ha lanciato controlli in tutta la nazione su derivati del latte che potrebbero contenere melammina, dopo che il composto chimico che nel 2008 uccise almeno sei bambini è riapparso sugli scaffali dei negozi. Lo ha detto oggi un giornale ufficiale.
Residui di latte in polvere contaminato dalla melammina, che può risultare come proteina nei test, sono stati riutilizzati come materie prime per prodotti freschi, dice il Quotidiano del Popolo citando una conferenza tenuta dall'Autorità per la sicurezza alimentare.
Partite di prodotti freschi di tre società cinesi sono state ritirate dai negozi nella provincia sudoccidentale di Guizhou il mese scorso dopo essere risultate positive alla melammina.
Prodotti caseari contaminati sono stati trovati in diverse province nel 2009, dalla provincia nordorientale di Liaoning al distretto economico di Shanghai, scrive il giornale.
"Nonostante la campagna in corso per la sicurezza alimentare, alcune imprese e singoli individui sono accecati dall'avidità, e ignorano la salute e la sicurezza del pubblico", scrive il quotidiano.
Gli ultimi casi di contaminazione non avrebbero provocato morti o malattie, a differenza di quanto accadde nel 2008 quando oltre alle vittime la melammina - che può causare calcoli renali - fece ammalare 300mila bimbi.
Lo scorso novembre la Cina ha giustiziato due persone per il ruolo nello scandalo della melammina.
-- Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia
Finita luna di miele Usa-Cina
By alessandro
Finita
luna di miele Usa-Cina| La questione di Google sta avvelenando i rapporti bilaterali ma Pechino vorrebbe ancora arginare la deriva | |
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di Francesco
Sisci
PECHINO -- Se non è la fine del breve matrimonio del G2 tra Usa e Cina comunque il crescendo di botta e risposta sulla questione del motore di ricerca statunitense Google pare proprio la fine della loro luna di miele. Ieri Pechino ha respinto con durezza le accuse lanciate dal segretario di stato americano Hillary Clinton contro la mancanza di libertà su Internet in Cina prendendo spunto dalla minaccia di Google di uscire dal paese asiatico dopo un tentativo di pirateria informatica cinese. Il portavoce del ministero degli esteri di Cina Mao Zhaoxu in una nota ha negato le imputazioni americane e ha “sollecitato gli Usa a rispettare i fatti e smettere di usare la cosiddetta libertà di internet per rivolgere accuse senza fondamento contro la Cina.” I fatti, secondo Pechino, sono che la questione di Google riguarda una complessa trattativa commerciale tra il governo e il gigante informatico, non la politica o la censura. Google infatti, quando le condizioni gli erano favorevoli, aveva accettato di essere in Cina secondo le regole cinesi. Più diretto e meno diplomatico è stato quanto ha scritto il popolare quotidiano Tempi Globali rivolto al pubblico cinese. “La cosiddetta libertà di internet americana è libertà sotto controllo americano,” ha detto il giornale riferendosi al fatto che anche il governo statunitense, come quello cinese, cerca di esercitare forme di gestione della rete. “Ci sono idee balzane in America che rendono la libertà di internet una politica di stato da predicare in altri paesi,” ha aggiunto Tempi globali. Qui la questione di Google si divide e si complica in Cina: c’è un impatto di politica di governo e di relazioni tra popolo cinese e americano. Sulle questioni di governo, funzionari cinesi hanno invitato a smorzare i toni, avvertendo che vi sono complesse questione bilaterali ancora da chiudere: la vendita di armi americane a Taiwan, la visita del Dalai Lama a Washington, entrambe osteggiate da Pechino, la questione del deficit commerciale americano verso la Cina. Tutte questi sono grossi problemi che rischiano di incrinare i rapporti ma che in realtà dovrebbero avere trovato dei modi di gestione che accontentano le parti. Più delicato è invece l’appello della Clinton sulla libertà di internet, che sembra riecheggiare appelli alla libertà di opinione lanciati dall’Occidente verso l’Urss oppressore. Solo che i cinesi di oggi non sono i cittadini sovietici di ieri. Secondo esperti di internet cinesi, i quasi 400 milioni di utenti del web di qui non si fidano del loro governo, che cerca di intromettersi nelle loro vite virtuali in rete, ma non si fidano nemmeno di altri governi, come quello americano, che ritengono ugualmente colpevoli di invasioni nella privacy dei cittadini. Ai tempi dell’Urss, molti cittadini sovietici si fidavano più degli appelli americani alla libertà che delle promesse di Mosca, ma in Cina è il contrario, se messi alle strette i cittadini si fidano più di Pechino. “Molta gente pensa: se Google era un vero paladino della libertà, perché fino ad adesso ha accettato le censure imposte dal governo cinese? Perché pensava che gli convenisse e ora pensa che non gli conviene più – spiega un esperto cinese – Perché ancora non ha abolito queste censure e non è uscita dal mercato cinese? Perché sta conducendo una trattativa commerciale con Pechino. Se le cose stanno così quali sono i veri fini di questa dichiarazione della Clinton? E comunque come non ci si può fidare delle censure di Pechino così non ci si può fidare né di Google né della Clinton.” In effetti, c’è stato un impatto profondo nelle relazioni bilaterali, secondo Shi Yinhong, professore di relazioni internazionali all’Università del popolo di Pechino. “La Cina aveva ammesso che ci sono aree dove si possono fare dei passi avanti, e poi la Clinton ha presentato i suoi commenti in pubblico paragonandoci a Egitto e Arabia saudita ha detto Shi – Perciò penso che il discorso sia la cosa meno diplomatica le Clinton abbia detto da un anno a questa parte.” D’altro canto la Cina vorrebbe mettere una pietra sulla vicenda. Molti commenti anti americani su internet sono stati eliminati e i più morbidi tra i cinesi notano che in fondo Egitto e Arabia saudita sono fedeli alleati degli Usa.
enditem |
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