Mar
8th
La Cina e l’economia italiana
By alessandro
Una volta era consuetudine affermare che la cultura
dell’avere fosse in auge solo in Occidente. Ora, bisogna correggere
il tiro di questa affermazione, e dire: la cultura dell’avere è
diffusa in Occidente, ma praticata da orientali del celeste impero.
In particolare da cinesi, i quali non dedicano più la loro attività
nella squisita raffinatezza della creazione di porcellana o del
vasellame d’argento coi tipici motivi di peonie e fiori di loto,
oppure nell’agricoltura (frumento, orzo, mais, avena, soia), ora
sono degli imprenditori veri e propri, dei business man, ma
all’estero. Più precisamente in Italia, dove, notoriamente, i
controlli per cielo, per mare e per terra, lasciano ampiamente a
desiderare. E cosi, negli ultimi anni, sono arrivati in Italia dai
balcani ( Bosnia e Croazia) e da Malta 100.000 cinesi che risultano
residenti regolari con l’obiettivo di fare soldi e, indirettamente,
di mettere in ginocchio la nostra economia. Senza contare che la
nostra Polizia ne espelle ogni anno ufficialmente 5 mila in quanto
clandestini. Il che significa che ci sono almeno altri 50. 000
clandestini nascosti in appartamenti dove vivono anche in 12
persone. Il loro sistema politico si basa sull’ideologia comunista
che, tra l’altro, non prevede la cultura dell’avere, casomai,
prevede quella della solidarietà ma, evidentemente, il Manifesto di
Marx ed Engels del 1848, l’hanno messo definitivamente in soffitta
perché hanno scoperto che il business, in Italia, rende, e molto.
Cosi la mafia cinese (le Triadi) che ha le sue basi ad Hong Kong e
nell’Isola di Taiwan, spedisce in Italia centinaia di uomini e
donne) dediti alla ristorazione, al tessile e abbigliamento (dove
lavorano 800 mila italiani), al settore del pellame, ai giocattoli,
all’industria orafa, alla produzione scarpe da ginnastica, alle
tute, a maglioni, camicie, borse, valigie, bigiotteria, porcellana,
materiale per la casa e gestione di internet cafè. Gli italiani che
hanno la sfortuna di avere un negozio accanto al loro devono
chiudere perché la “concorrenza sleale” dei cinesi che applicano
prezzi sotto costo, inducono i clienti ad andare solo nei loro
negozi. E cosi, ristoratori italiani, commercianti, piccoli
imprenditori, agricoltori, sono costretti a chiudere la loro
attività dopo anni di lavoro onesto. E lo Stato cosa fa? I nostri
fanno bancarotta, i cinesi, spesso diretti dalla mafia del loro
Paese (le famose Triadi): accumulano denaro fresco da riciclare in
altre attività in Europa, negli Stati Uniti e Australia
nell’acquisto di ristoranti e attività alberghiere che sono invece
delle coperture. Loro sono in maggioranza confuciani, ma sono anche
buddisti e taoisti e, almeno una delle loro tre religioni, si
predica lo stile di povertà, non il lusso o l’avere. Ma i soldi,
anche se sono lo sterco del diavolo: servono. Il problema, adesso,
è tutto nostro, è tutto italiano e della Unione Europea. Una cosa è
certa: questa situazione per molti lavoratori Italiani non è più
sostenibile: sono costretti a chiudere l’attività, e a vendere
l’azienda di famiglia. Lo Stato deve fronteggiare la situazione, da
un lato controllando le frontiere e l‘interno dove ci risulta
vivano molti irregolari nelle città di Prato, Biella, Vicenza,
Busto Arsizio e Gallarate, e nelle seguenti regioni: Veneto,
Emilia, Marche, Lazio e Campania. Dall’altro lato, in sede europea
per bloccare questo traffico ( o tratta) di uomini e donne
contadini che le Triadi tolgono dai loro villaggi per farli
lavorare per proprio conto. Triadi che hanno scoperto un Occidente
ricco e opulento in cui fare affari miliardari per qualche anno e
poi rispedire in Cina questi contadini a produrre nuovamente riso,
thè, tabacco, cotone, inta, canapa e lino, proseguendo il loro
sfruttamento. Una domanda al ministro dell’Interno Pisanu: quanti
affiliati alle Triadi ci sono in Italia? quanti arresti hanno
eseguito le forze dell’Ordine per reati vari e quante attività
illegali hanno chiuso? I Servizi di Sicurezza, attraverso il
generale di C.A. Nicolò Pollari , già direttore del vecchio
Sismi, hanno rivelato dati preoccupanti sugli arrivi
clandestini dalla Cina che sfuggono ad ogni controllo, e sulle
attività illecite dei cinesi: contrabbando, prostituzione,
introduzione di container pieni di merci contraffatte,
favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ha parlato anche
delle Triadi, dell’alleanza di quest’ultime con la Camorra per
riscuotere il pizzo per conto dei vari clan nei negozi italiani.
Adesso ci aspettiamo dal ministro dell’Interno dei fatti e una
adeguata risposta ferma, adeguata e risoluta. Noi eravamo abituati
a pensare ai cinesi come a delle persone gentili e affidabili, con
gli occhi a mandorla, ma, la cultura del profitto li ha cambiati :
si sono chiusi, sono diventati ermetici e duri ( specie se
affiliati alle Triadi), dediti al denaro, al profitto, e all’avere.
Facciamo presto, facciamo una politica più aggressiva del made in
Italy prima che, per le nostre famiglie e per le nostre aziende, e
per il nostro Paese, sia troppo davvero troppo tardi.
Mar
7th
azienda bellunese denuncia: "Copiati i nostri occhiali"
By alessandro
La Revert segnala la contraffazione del marchio Polar, la Finanza
chiude lo stand alla fiera dell'occhialeria milanese
Già alla fiera di Hong Kong la Revert aveva puntato l’indice contro quel che considera un plagio: alla fiera di Milano è arrivata preparata e ha spedito la Finanza che ha sequestrato stand e prodotti.
In Revert avevano notato già nella fiera del Far East la similarità degli occhiali Polar, di cui è licenziataria: marchio la cui supposta copia è stata ritenuta da «spudorati» nel senso che le diciture Polar 1 o Polarone creano confusione nel consumatore. I bellunesi vanno anche oltre: il sito web dei cinesi sarebbe troppo simile a quello originale.
Insomma: ci sarebbero stati tutti i presupposti per un blitz da portare a conclusione qualora la ditta si fosse ripresentata in una fiera e così è stato. I cinesi hanno aperto lo stand alla Mido che in questi giorni è in corso a Milano.
La denuncia - querela è partita a razzo, con avvocato al seguito e guardia di finanza in borghese che ha sequestrato tutto ieri mattina.
«La Revert di Belluno ha il marchio Polar per gli occhiali» spiega l’avvocato Rosanna Prencipe, che assiste il titolare Elvio Reolon. «Abbiamo richiesto l’intervento della guardia di finanza di Rho alla Mido e il sequestro del materiale nello stand di una società cinese, titolare di un marchio registrato come «Polar one» che riteniamo in contraffazione rispetto al marchio Polar di cui Revert è licenziataria.
Questo perchè l’occhiale cinese è simile, vengono utilizzati gli stessi abbinamenti cromatici, rosso e bianco, che creano confusione. Abbiamo interessato la Gdf di Rho che vogliamo ringraziare»: ieri mattina i finanzieri «hanno attuato il sequestro dello stand della Polar one, con sito web sia Polarone, sia Polar 1 one. Diciture che riprendono anche uno slogan che la Revert utilizza e cioè “Polar first in the world”. Riteniamo quello cinese un marchio registrato ma nullo: in contraffazione del nostro».
Di fatto degli occhiali della società cinese si conosce poco. «Solo oggi abbiamo potuto identificarla: in precedenza avevamo solo la denominazione e grazie a questa indagine ora potremo verificare che tipo di organizzazione hanno e che distribuzione fanno. Tutto risale alla fiera di Hong Kong quando il cliente aveva appurato che c’era questo marchio e che era registrato dal 2008: la Mido in fondo è stata la prima occasione in cui s’è potuto verificare meglio».
Oltre alla denuncia, che darà il via a una indagine penale, la Revert si muoverà anche sul piano civilistico promuovendo «altre azioni per far dichiarare la nullità del marchio cinese. Ora tutto è in mano alla magistratura». Grazie alla Finanza si è arrivati al sequestro: il comando di Rho, con il maresciallo Sparascio e il comandante, hanno impacchettato tutto: stand, materiale promozionale e occhiali.
«Il titolare pare sia un cinese» continua il legale «si sta provvedendo alla sua identificazione. E’ un bel risultato: si sa bene come le società cinesi tendano ad allungare i loro tentacoli e per il distretto cadorino e bellunese è un danno».
(06 marzo 2010)
Mar
7th
Nasce il nuovo sito cinese del Milan
By alessandro
L'AC Milan annuncia la nascita del nuovo sito ufficiale in versione
cinese: http://acmilan.titan24.com. A partire da oggi, su
acmilan.titan24.com, i tifosi rossoneri in Cina possono avere
facile accesso a news e informazioni aggiornate sulla loro squadra
del cuore, interamente in lingua cinese. La nuova versione del sito
ufficiale è sviluppata in collaborazione con Titan Sports, il
principale Gruppo Media sportivo cinese. La grande esperienza
dell'equipe digitale di Titan aiuterà il Club italiano ad
avvicinarsi sempre più ai suoi numerosi sostenitori cinesi. Secondo
una recente ricerca di TNS Sports Asia, infatti, è il Milan la
squadra più amata in Cina, con il 38% di tifosi, seguito da Real
Madrid (22,4%) e Manchester United (21,6%). Grazie al supporto di
Titan Online e alla sua vasta conoscenza dei bisogni locali, la
nuova versione del sito è molto più completa e ricca di contenuti
speciali. I tifosi cinesi riceveranno notizie esclusive in tempo
reale, articoli e informazioni aggiornate su tutte le attività del
Milan. Inoltre, potranno accedere all'archivio di foto e video
ufficiali e interagire con gli altri fan attraverso le diverse
possibilità di social networking disponibili sul sito. Il sito
rappresenta uno strumento strategico per stabilire un canale di
comunicazione diretto fra i tifosi e il Club. L'obiettivo del Milan
è avvicinare i tifosi cinesi, favorendo la creazione di un'ampia
community locale. L'AC Milan ha già dimostrato grande interesse
verso questo mercato, sviluppando una speciale edizione in lingua
cinese del TG web quotidiano, disponibile gratuitamente su
MILANTIME, la web tv ufficiale del Club. Zhang Dunnan, Presidente
di Titan Media ha commentato così l'iniziativa: "Questo nuovo sito
si aggiunge alla grande famiglia dei siti ufficiali di Titan. Titan
Online ringrazia il Milan e il Sig. Adriano Galliani per la fiducia
conferita. La maggioranza dei tifosi cinesi appassionati di calcio
europeo ha iniziato della Serie A e dal Milan, che oggi è la
squadra più amata fra tutte; ecco perché ci sono profonde radici
culturali. Titan Online costruirà il sito in maniera accurata e
fornirà una piattaforma eccellente per tutti i supporters cinesi".
Laura Masi, Direttore Marketing del Milan, ha aggiunto "Siamo
orgogliosi di sapere che il nostro Club è il più amato in Cina. Per
offrire ai nostri tifosi qualcosa in più che una semplice
traduzione, abbiamo deciso di avvalendoci di un valido partner come
Titan Sports. I tifosi otterranno così un canale di comunicazione
esclusivo ed il Milan disporrà di un eccellente ed efficace mezzo
di interazione con loro".
Mar
7th
Gdf Ancona scopre contrabbando silicio metallico dalla Cina
By alessandro
Ancona - Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Ancona hanno
scoperto un illecito traffico internazionale di metalli non
ferrosi (silicio metallico), che ha coinvolto numerose società
italiane, rumene e cinesi, per un’evasione dei diritti doganali
di oltre 1,5 milioni di euro ed una evasione all’I.V.A. di oltre
2 milioni di euro.
Il minerale, oltre 2.500.000 Kg. quello sequestrato e accertato in consumo, è tra i più presenti in natura ed utilizzato in tutti i settori della chimica.
I maggiori produttori al mondo sono la Cina e la Russia che lo ricavano dalle miniere ed il Brasile che lo ottiene dalle noci di cocco.
Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Macerata e condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria di Ancona, hanno riguardato il silicio metallico proveniente dalla Cina su cui l’Unione Europea ha applicato un maggior dazio denominato “antidumping” pari al 49% del valore del prodotto, a tutela di quello ricavato negli Stati comunitari.
L’organizzazione criminale sgominata acquistava il silicio in Cina e, via mare, lo trasportava in Romania (Stato all’epoca dei fatti appartenente ai Paesi Extra-UE), nella zona franca del porto di Costanza.
In quel Paese, otteneva la falsa origine rumena, anche attraverso il rilascio di certificati ideologicamente falsi, procurati con la corruzione di pubblici ufficiali, ed una volta fatto giungere in territorio comunitario attraverso i valichi doganali di Trieste e di Fernetti (TS), lo sdoganava con documentazione attestante la falsa provenienza e lo vincolava al regime del deposito fiscale IVA, ottenendo il differimento della tassazione dei beni al momento dell'effettiva utilizzazione.
In realtà, le merci, una volta estratte dal deposito, venivano immesse in consumo nelle Marche ed in Lombardia attraverso il sistema di frode comunemente denominato “carosello”, quindi in contrabbando ed in evasione dei diritti doganali “antidumping” e dell’I.V.A., che così consente di mettere in commercio il prodotto “sottocosto” con conseguente distorsione delle regole di concorrenza del mercato.
L’attività, ha permesso di effettuare il sequestro di silicio metallico e degli autoarticolati rumeni impiegati per il trasporto, nonché di denunciare all’Autorità Giudiziaria di Macerata n. 15 soggetti di origine italiana e rumena, perché si associavano tra loro allo scopo di commettere delitti di contrabbando, truffa ai danni dello Stato, falsità ideologica, emissione e registrazione di fatture soggettivamente inesistenti.
Gli elementi raccolti hanno, altresì, permesso di eseguire una successiva attività di Polizia Tributaria anche su tre società marchigiane coinvolte. Le risultanze ispettive hanno portato alla constatazione dell’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per circa 5.000.000,00 di euro, cui sono seguiti i relativi recuperi di imposta in materia di I.V.A., II.DD. ed I.R.A.P..
Il minerale, oltre 2.500.000 Kg. quello sequestrato e accertato in consumo, è tra i più presenti in natura ed utilizzato in tutti i settori della chimica.
I maggiori produttori al mondo sono la Cina e la Russia che lo ricavano dalle miniere ed il Brasile che lo ottiene dalle noci di cocco.
Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Macerata e condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria di Ancona, hanno riguardato il silicio metallico proveniente dalla Cina su cui l’Unione Europea ha applicato un maggior dazio denominato “antidumping” pari al 49% del valore del prodotto, a tutela di quello ricavato negli Stati comunitari.
L’organizzazione criminale sgominata acquistava il silicio in Cina e, via mare, lo trasportava in Romania (Stato all’epoca dei fatti appartenente ai Paesi Extra-UE), nella zona franca del porto di Costanza.
In quel Paese, otteneva la falsa origine rumena, anche attraverso il rilascio di certificati ideologicamente falsi, procurati con la corruzione di pubblici ufficiali, ed una volta fatto giungere in territorio comunitario attraverso i valichi doganali di Trieste e di Fernetti (TS), lo sdoganava con documentazione attestante la falsa provenienza e lo vincolava al regime del deposito fiscale IVA, ottenendo il differimento della tassazione dei beni al momento dell'effettiva utilizzazione.
In realtà, le merci, una volta estratte dal deposito, venivano immesse in consumo nelle Marche ed in Lombardia attraverso il sistema di frode comunemente denominato “carosello”, quindi in contrabbando ed in evasione dei diritti doganali “antidumping” e dell’I.V.A., che così consente di mettere in commercio il prodotto “sottocosto” con conseguente distorsione delle regole di concorrenza del mercato.
L’attività, ha permesso di effettuare il sequestro di silicio metallico e degli autoarticolati rumeni impiegati per il trasporto, nonché di denunciare all’Autorità Giudiziaria di Macerata n. 15 soggetti di origine italiana e rumena, perché si associavano tra loro allo scopo di commettere delitti di contrabbando, truffa ai danni dello Stato, falsità ideologica, emissione e registrazione di fatture soggettivamente inesistenti.
Gli elementi raccolti hanno, altresì, permesso di eseguire una successiva attività di Polizia Tributaria anche su tre società marchigiane coinvolte. Le risultanze ispettive hanno portato alla constatazione dell’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per circa 5.000.000,00 di euro, cui sono seguiti i relativi recuperi di imposta in materia di I.V.A., II.DD. ed I.R.A.P..
Mar
4th
LA CUCINA ITALIANA SBARCA AD HONG KONG CON UMBERTO VEZZOLI
By alessandro
(AGI) - Roma, 23 feb. - Fino al 1° marzo la cucina italiana sara'
protagonista all'interContinental di Hong Kong.
L'iniziativa dell'InterContinental De la Ville di Roma vede protagonista lo chef del prestigioso albergo romano, Umberto Vezzoli, che stuzzichera' l'appetito di ospiti curiosi e importanti personaggi del mondo dello spettacolo, politico e finanziario, con sapori, colori e profumi mediterranei. "Sara' un vero e proprio viaggio di insegnamento delle basi della cucina italiana, regionale e di territorio", commenta il famoso chef che promette di conquistare i suoi ospiti non solo con piatti classici, ingredienti e ricette, ma anche "spiegando la differenza dei prodotti autentici come olio di oliva extravergine, l'aceto balsamico, il pane, la pasta, i formaggi, il vino, insomma insegnando a riconoscere la qualita' del cibo Italiano, come cucinarlo e come servirlo". Durante il suo soggiorno, Vezzoli terra' anche lezioni di cucina ai cuochi dell'InterContinental di Hong Kong, spiegando la filosofia ed il concetto dello stile italiano e la cultura del mangiare; dando informazioni sulle origini delle ricette, la provenienza dei prodotti, sui consorzi di tutela e i marchi che garantiscono la tipicita'. Sempre nelle stesse date saranno organizzate cene di gala dedicate a varie regioni, alle quali interverranno personaggi del mondo finanziario, politico e culturale.
Presenti all'evento anche i piu' famosi produttori di vino italiano, i migliori Baroli, il Brunello di Montalcino e le migliori bollicine della Franciacorta. Insomma, una kermesse di cultura e del buon vivere; di prodotti enogastronomici autentici. Il tutto all'insegna dell'eleganza, della perfezione e della semplicita', ingredienti con i quali la cucina italiana si distingue nel mondo.
L'iniziativa dell'InterContinental De la Ville di Roma vede protagonista lo chef del prestigioso albergo romano, Umberto Vezzoli, che stuzzichera' l'appetito di ospiti curiosi e importanti personaggi del mondo dello spettacolo, politico e finanziario, con sapori, colori e profumi mediterranei. "Sara' un vero e proprio viaggio di insegnamento delle basi della cucina italiana, regionale e di territorio", commenta il famoso chef che promette di conquistare i suoi ospiti non solo con piatti classici, ingredienti e ricette, ma anche "spiegando la differenza dei prodotti autentici come olio di oliva extravergine, l'aceto balsamico, il pane, la pasta, i formaggi, il vino, insomma insegnando a riconoscere la qualita' del cibo Italiano, come cucinarlo e come servirlo". Durante il suo soggiorno, Vezzoli terra' anche lezioni di cucina ai cuochi dell'InterContinental di Hong Kong, spiegando la filosofia ed il concetto dello stile italiano e la cultura del mangiare; dando informazioni sulle origini delle ricette, la provenienza dei prodotti, sui consorzi di tutela e i marchi che garantiscono la tipicita'. Sempre nelle stesse date saranno organizzate cene di gala dedicate a varie regioni, alle quali interverranno personaggi del mondo finanziario, politico e culturale.
Presenti all'evento anche i piu' famosi produttori di vino italiano, i migliori Baroli, il Brunello di Montalcino e le migliori bollicine della Franciacorta. Insomma, una kermesse di cultura e del buon vivere; di prodotti enogastronomici autentici. Il tutto all'insegna dell'eleganza, della perfezione e della semplicita', ingredienti con i quali la cucina italiana si distingue nel mondo.
Mar
4th
Cina: città sempre più ricche e campagne più povere
By alessandro
In Cina, la disparità tra ricchi e poveri, ovvero tra
città e campagna, ha toccato l'anno scorso il livello più alto
degli ultimi decenni, secondo i dati diffusi oggi dall'Ufficio
Centrale di Statistica di Pechino.
Il reddito pro capite nei centri urbani ha infatti raggiunto i 17.175 yuan (circa 1.700 euro), mentre nelle campagne è stato di soli 5.153 yuan. L'Ufficio non specifica i dati anno per anno, ma sottolinea che si tratta del divario più alto da quando, nel 1978, la Cina ha dato il via alla politica di riforme e di apertura dell'economia.
In un dialogo su internet nel fine settimana scorso, il premier Wen Jiabao ha affermato tra l'altro che il problema delle crescenti disparità di reddito tra le aree ricche e quelle povere è una delle principali minacce alla "stabilità sociale" della Cina.
"E' ingiusto che la ricchezza di una società sia nelle mani di un pugno di persone - ha sostenuto Wen - se questo succede, quella società è destinata ad essere instabile". Il problema dello sviluppo "ineguale", secondo la stampa cinese, sarà al centro dei lavori delle cosiddette "due Assemblee" - l'Assemblea Nazionale del Popolo e l'Assemblea Consultiva del Popolo - che si riuniscono per le loro sessioni plenarie annuali a partire da questa settimana, a Pechino.
ATS
Il reddito pro capite nei centri urbani ha infatti raggiunto i 17.175 yuan (circa 1.700 euro), mentre nelle campagne è stato di soli 5.153 yuan. L'Ufficio non specifica i dati anno per anno, ma sottolinea che si tratta del divario più alto da quando, nel 1978, la Cina ha dato il via alla politica di riforme e di apertura dell'economia.
In un dialogo su internet nel fine settimana scorso, il premier Wen Jiabao ha affermato tra l'altro che il problema delle crescenti disparità di reddito tra le aree ricche e quelle povere è una delle principali minacce alla "stabilità sociale" della Cina.
"E' ingiusto che la ricchezza di una società sia nelle mani di un pugno di persone - ha sostenuto Wen - se questo succede, quella società è destinata ad essere instabile". Il problema dello sviluppo "ineguale", secondo la stampa cinese, sarà al centro dei lavori delle cosiddette "due Assemblee" - l'Assemblea Nazionale del Popolo e l'Assemblea Consultiva del Popolo - che si riuniscono per le loro sessioni plenarie annuali a partire da questa settimana, a Pechino.
ATS
Mar
3rd
Apple contro i minori in Cina
By alessandroIl rapporto annuale redatto da Cupertino sui partner stranieri rivela l'impiego di lavoratori minorenni, sottopagati e costretti a orari di lavoro prolungati ben oltre il limite massimo
Roma - Che la maggior parte dei prodotti Apple
venisse assemblata in stabilimenti cinesi, tailandesi o
filippini non è una novità (la dicitura Designed by Apple
in California. Assembled in China campeggia sulla maggior
parte degli oggetti hi-tech della Mela), come non lo sono i
controlli eseguiti periodicamente dagli ispettori di
Cupertino per verificare il rispetto dei lavoratori in
conformità alle leggi locali. Proprio da una di queste
ispezioni, tuttavia, è
emerso che nel 2009 almeno 11 quindicenni
avrebbero lavorato illegalmente in alcune di queste
fabbriche: almeno secondo quanto dichiarato da Apple
stessa.
Da Cupertino hanno preferito non rendere nota l'identità degli adolescenti, limitandosi a chiarire che "al momento non lavorano più o hanno superato il limite di età imposto dalla legge per essere impiegati regolarmente". Un'ammenda, quella della Mela, che per alcuni corrisponde a una vera e propria ammissione di colpa, ma che potrebbe anche costituire la dimostrazione che i controlli sempre più stringenti nei confronti delle aziende appaltatrici occupano una posizione di rilievo nella to-do-list di Jobs e soci.
A ogni modo quella dei lavoratori minorenni sembra essere solo una fra le molteplici irregolarità riscontrate da Apple nel corso dell'anno passato: più della metà delle realtà monitorate facevano lavorare i propri dipendenti ben oltre le 60 ore settimanali concesse da Apple in paesi dove non tutti effettuano questo genere di controlli e gli orari tendono a essere molto elastici.
Da Cupertino hanno preferito non rendere nota l'identità degli adolescenti, limitandosi a chiarire che "al momento non lavorano più o hanno superato il limite di età imposto dalla legge per essere impiegati regolarmente". Un'ammenda, quella della Mela, che per alcuni corrisponde a una vera e propria ammissione di colpa, ma che potrebbe anche costituire la dimostrazione che i controlli sempre più stringenti nei confronti delle aziende appaltatrici occupano una posizione di rilievo nella to-do-list di Jobs e soci.
A ogni modo quella dei lavoratori minorenni sembra essere solo una fra le molteplici irregolarità riscontrate da Apple nel corso dell'anno passato: più della metà delle realtà monitorate facevano lavorare i propri dipendenti ben oltre le 60 ore settimanali concesse da Apple in paesi dove non tutti effettuano questo genere di controlli e gli orari tendono a essere molto elastici.
Sto guardando 11 - 17 di 17


