Apple contro i minori in Cina
Il rapporto annuale redatto da Cupertino sui partner stranieri rivela l'impiego di lavoratori minorenni, sottopagati e costretti a orari di lavoro prolungati ben oltre il limite massimo
Roma - Che la maggior parte dei prodotti Apple
venisse assemblata in stabilimenti cinesi, tailandesi o
filippini non è una novità (la dicitura Designed by Apple
in California. Assembled in China campeggia sulla maggior
parte degli oggetti hi-tech della Mela), come non lo sono i
controlli eseguiti periodicamente dagli ispettori di
Cupertino per verificare il rispetto dei lavoratori in
conformità alle leggi locali. Proprio da una di queste
ispezioni, tuttavia, è
emerso che nel 2009 almeno 11 quindicenni
avrebbero lavorato illegalmente in alcune di queste
fabbriche: almeno secondo quanto dichiarato da Apple
stessa.
Da Cupertino hanno preferito non rendere nota l'identità degli adolescenti, limitandosi a chiarire che "al momento non lavorano più o hanno superato il limite di età imposto dalla legge per essere impiegati regolarmente". Un'ammenda, quella della Mela, che per alcuni corrisponde a una vera e propria ammissione di colpa, ma che potrebbe anche costituire la dimostrazione che i controlli sempre più stringenti nei confronti delle aziende appaltatrici occupano una posizione di rilievo nella to-do-list di Jobs e soci.
A ogni modo quella dei lavoratori minorenni sembra essere solo una fra le molteplici irregolarità riscontrate da Apple nel corso dell'anno passato: più della metà delle realtà monitorate facevano lavorare i propri dipendenti ben oltre le 60 ore settimanali concesse da Apple in paesi dove non tutti effettuano questo genere di controlli e gli orari tendono a essere molto elastici.
Da Cupertino hanno preferito non rendere nota l'identità degli adolescenti, limitandosi a chiarire che "al momento non lavorano più o hanno superato il limite di età imposto dalla legge per essere impiegati regolarmente". Un'ammenda, quella della Mela, che per alcuni corrisponde a una vera e propria ammissione di colpa, ma che potrebbe anche costituire la dimostrazione che i controlli sempre più stringenti nei confronti delle aziende appaltatrici occupano una posizione di rilievo nella to-do-list di Jobs e soci.
A ogni modo quella dei lavoratori minorenni sembra essere solo una fra le molteplici irregolarità riscontrate da Apple nel corso dell'anno passato: più della metà delle realtà monitorate facevano lavorare i propri dipendenti ben oltre le 60 ore settimanali concesse da Apple in paesi dove non tutti effettuano questo genere di controlli e gli orari tendono a essere molto elastici.




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