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Mar 8th

La Cina e l’economia italiana

By alessandro
Una volta era consuetudine affermare che la cultura dell’avere fosse in auge solo in Occidente. Ora, bisogna correggere il tiro di questa affermazione, e dire: la cultura dell’avere è diffusa in Occidente, ma praticata da orientali del celeste impero. In particolare da cinesi, i quali non dedicano più la loro attività nella squisita raffinatezza della creazione di porcellana o del vasellame d’argento coi tipici motivi di peonie e fiori di loto, oppure nell’agricoltura (frumento, orzo, mais, avena, soia), ora sono degli imprenditori veri e propri, dei business man, ma all’estero. Più precisamente in Italia, dove, notoriamente, i controlli per cielo, per mare e per terra, lasciano ampiamente a desiderare. E cosi, negli ultimi anni, sono arrivati in Italia dai balcani ( Bosnia e Croazia) e da Malta 100.000 cinesi che risultano residenti regolari con l’obiettivo di fare soldi e, indirettamente, di mettere in ginocchio la nostra economia. Senza contare che la nostra Polizia ne espelle ogni anno ufficialmente 5 mila in quanto clandestini. Il che significa che ci sono almeno altri 50. 000 clandestini nascosti in appartamenti dove vivono anche in 12 persone. Il loro sistema politico si basa sull’ideologia comunista che, tra l’altro, non prevede la cultura dell’avere, casomai, prevede quella della solidarietà ma, evidentemente, il Manifesto di Marx ed Engels del 1848, l’hanno messo definitivamente in soffitta perché hanno scoperto che il business, in Italia, rende, e molto. Cosi la mafia cinese (le Triadi) che ha le sue basi ad Hong Kong e nell’Isola di Taiwan, spedisce in Italia centinaia di uomini e donne) dediti alla ristorazione, al tessile e abbigliamento (dove lavorano 800 mila italiani), al settore del pellame, ai giocattoli, all’industria orafa, alla produzione scarpe da ginnastica, alle tute, a maglioni, camicie, borse, valigie, bigiotteria, porcellana, materiale per la casa e gestione di internet cafè. Gli italiani che hanno la sfortuna di avere un negozio accanto al loro devono chiudere perché la “concorrenza sleale” dei cinesi che applicano prezzi sotto costo, inducono i clienti ad andare solo nei loro negozi. E cosi, ristoratori italiani, commercianti, piccoli imprenditori, agricoltori, sono costretti a chiudere la loro attività dopo anni di lavoro onesto. E lo Stato cosa fa? I nostri fanno bancarotta, i cinesi, spesso diretti dalla mafia del loro Paese (le famose Triadi): accumulano denaro fresco da riciclare in altre attività in Europa, negli Stati Uniti e Australia nell’acquisto di ristoranti e attività alberghiere che sono invece delle coperture. Loro sono in maggioranza confuciani, ma sono anche buddisti e taoisti e, almeno una delle loro tre religioni, si predica lo stile di povertà, non il lusso o l’avere. Ma i soldi, anche se sono lo sterco del diavolo: servono. Il problema, adesso, è tutto nostro, è tutto italiano e della Unione Europea. Una cosa è certa: questa situazione per molti lavoratori Italiani non è più sostenibile: sono costretti a chiudere l’attività, e a vendere l’azienda di famiglia. Lo Stato deve fronteggiare la situazione, da un lato controllando le frontiere e l‘interno dove ci risulta vivano molti irregolari nelle città di Prato, Biella, Vicenza, Busto Arsizio e Gallarate, e nelle seguenti regioni: Veneto, Emilia, Marche, Lazio e Campania. Dall’altro lato, in sede europea per bloccare questo traffico ( o tratta) di uomini e donne contadini che le Triadi tolgono dai loro villaggi per farli lavorare per proprio conto. Triadi che hanno scoperto un Occidente ricco e opulento in cui fare affari miliardari per qualche anno e poi rispedire in Cina questi contadini a produrre nuovamente riso, thè, tabacco, cotone, inta, canapa e lino, proseguendo il loro sfruttamento. Una domanda al ministro dell’Interno Pisanu: quanti affiliati alle Triadi ci sono in Italia? quanti arresti hanno eseguito le forze dell’Ordine per reati vari e quante attività illegali hanno chiuso? I Servizi di Sicurezza, attraverso il generale di C.A. Nicolò Pollari , già direttore del vecchio  Sismi, hanno  rivelato dati preoccupanti sugli arrivi clandestini dalla Cina che sfuggono ad ogni controllo, e sulle attività illecite dei cinesi: contrabbando, prostituzione, introduzione di container pieni di merci contraffatte, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ha parlato anche delle Triadi, dell’alleanza di quest’ultime con la Camorra per riscuotere il pizzo per conto dei vari clan nei negozi italiani. Adesso ci aspettiamo dal ministro dell’Interno dei fatti e una adeguata risposta ferma, adeguata e risoluta. Noi eravamo abituati a pensare ai cinesi come a delle persone gentili e affidabili, con gli occhi a mandorla, ma, la cultura del profitto li ha cambiati : si sono chiusi, sono diventati ermetici e duri ( specie se affiliati alle Triadi), dediti al denaro, al profitto, e all’avere. Facciamo presto, facciamo una politica più aggressiva del made in Italy prima che, per le nostre famiglie e per le nostre aziende, e per il nostro Paese, sia troppo davvero troppo tardi.

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