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Dec 1st

Cina, docente: «Siamo sull'orlo della bancarotta ma non possiamo dirlo»

By alessandro

Cina, docente: «Siamo sull'orlo della bancarotta ma non possiamo dirlo»

Sono parole del docente cinese Larry Lang, la cui lezione universitaria a porte chiuse è stata registrata e diffusa su internet. «Siamo come la Grecia ma questo sistema politico non ci permette di dire la verità. Diventeremo uno dei paesi più poveri del mondo». Cinque i segnali della crisi: debito enorme, inflazione, bassi consumi interni, bassa crescita e tasse altissime
30 Nov 2011

«Tutto quello che sto per dire è vero. Ma, secondo i canoni di questo sistema politico, non abbiamo il permesso di dire la verità. L'economia cinese è sull'orlo della bancarotta, le nostre province hanno i conti simili a quelli della Grecia». Non sono parole di un dissidente né di un analista di una qualsiasi "potenza straniera" desiderosa di screditare il regime. A sbilanciarsi sulla situazione economica della Cina è Larry Lang, docente di Studi finanziari presso l'Università cinese di Hong Kong e noto opinionista della televisione nazionale della Cina continentale.

La lezione, tenuta a porte chiuse dal professore a Shenyang, è stata registrata e l'audio in lingua cinese, diffuso tramite Youtube, è stato tradotto e rilanciato dall'Epoch Times e poi AsiaNews. Secondo Lang ci sono cinque segnali della crisi cinese. Il primo è il debito reale di Pechino che si aggira intorno ai 36 mila miliardi di yuan (circa 4 mila miliardi di euro): oltre a quello dei governi locali, tra i 16 e i 19,5 mila miliardi, c'è anche quello delle imprese statali pari a 16 mila miliardi. «Un debito in continuo aumento visto che gli interessi sono di circa 2 mila miliardi l'anno: le cose peggioreranno presto».

Secondo una ricerca del South China Morning Post le imprese statali in Cina, che rappresentano il 70% del totale, producono solo il 30% del Pil e nonostante i continui aiuti del governo comunista, che ha speso più di 560 miliardi di euro per fronteggiare la crisi, tante continuano a fallire. A indebitarsi sono soprattutto le imprese immobiliari, che continuano a costruire su ordine del Partito, chiedendo a prestito i soldi dalle banche, ma si calcola che almeno il 50% degli immobili resti vuoto a causa dei prezzi troppo elevati, pari a migliaia di euro al metro quadro a Pechino, ad esempio, a fronte di uno stipendio medio mensile di circa 200 euro. Il 30% delle agenzie immobiliari cinesi che ha chiuso negli ultimi due mesi e il timore per lo scoppio della bolla immobiliare cinese è stato espresso nelle ultime settimane dal Fondo monetario internazionale.

Il secondo segnale è l'inflazione, che i numeri ufficiali dicono attestarsi al 6,2%, mentre per Lang è in realtà salita fino al 16%. Numeri del tutto plausibili viste le continue proteste sociali che scoppiano a causa del caro vita. L'inflazione, tra l'altro, ha del tutto vanificato gli aumenti del salario minimo che in tutte le regioni si sono verificati negli ultimi anni. Il terzo segnale è lo squilibrio tra produzione industriale e consumo interno. Per il docente universitario solo il 30% dei beni prodotti dalle attività cinesi viene consumato, il mercato interno è molto debole. Questo avviene nonostante il governo abbia cominciato da qualche anno a mettere i bastoni fra le ruote alle imprese straniere, che vanno a produrre in Cina, per favorire quelle locali. Propio il mancato sviluppo di un mercato interno solido è, per Lang, il motivo del nuovo crollo del tasso di produzione industriale, che ha toccato il minimo storico di 50,7%.

Lang afferma poi che anche la crescita, che nell'ultimo trimestre ha toccato il 9.1%, percentuale più bassa degli ultimi due anni, è in realtà molto più bassa anche se i numeri vengono truccati: solo così si spiega una disocuppazione che riguarda il 9 per cento della popolazione. Infine, il docente cinese ha parlato dell'enorme pressione fiscale:  per l'industria raggiunge il 70 per cento del totale dei guadagni di un'impresa. Per i privati, invece, il 51,6%. Non a caso, la seconda economia del mondo ha un Pil pro capite pari ad appena 7.500 dollari l'anno, contro i 46 mila degli Stati Uniti e i 27 mila dell'Italia. «Appena lo tsunami economico inizierà a colpire la Cina - ha detto terminando la lezione - il regime perderà la sua credibilità e il nostro paese diventerà uno dei più poveri al mondo».

Aug 13th

Un aiuto hai produttori italiani per vendere in Cina

By alessandro

Vi segnalo la nascita a Hong Kong di questo social network :

http://grocery-made-in-italy.ning.com

e ancora in costruzione , questo social network da me diretto , e gia con un minimo di struttura distributiva nel territorio ha come scopo quello di creare un portale in lingua inglese e cinese tradizionale per fare conoscere i prodotti tipici italiani tipo salumi formaggi bevande vini, in Cina.

se siete dei produttori o dei distributori potete iscrivervi gratuitamente , per un anno sicuramente non ci saranno da pagare fee d'ingresso , ma sara doveroso da parte vostra fornirci di materiale informativo con tanto di foto e possibilmente di video in lingua inglese, poi per le traduzioni in cinese ci arrangieremo noi.

p.s : per produttori o distributori, saranno accettati solo prodotti tipici di qualita , e dove fosse possibile certificati DOP IGP STG dal ministero del'agricultura.

Jan 11th

La Cina punta su rinnovabili e nucleare

By alessandro

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La Cina punta su rinnovabili e nucleare

- 7 gennaio 2011

La Cina ha presentato giovedì il suo piano energetico quinquennale. Impressionante la spinta sulle energie pulite e al tempo stesso ambizioso l’obiettivo di ridurre del 20% l’incidenza energetica per unità di Pil.
Nei prossimi 5 anni l’incremento di potenza nucleare installata sarà di 38 GW (oggi è pari a 10 GW) mentre la potenza da idroelettrico passerà da 200 GW a 340 GW.
Pechino prevede inoltre di investire nei prossimi 10 anni 750 miliardi di dollari in energie pulite con l’obiettivo di raddoppiare la produzione di energia primaria da fonti non fossili entro il 2020, passando dall’8% attuale al 15%.


Nov 25th

Vendere made italy in Cina

By anny xu

Online:                                             5.599.696

Vogliono comprare prodotto:  781.756

Vogliono vendere prodotto:     190.908.174

Aziende registrate:                  17.891.135

 

Sto diciendo nel  24/11/2010 (questi giorni quasi ogni giorno cosi) ,numerico su un grande network in Cina .

 

In questo network ,tecnico avanzato,possimo anche tranquillamente usare tutti strumenti in Italy, tipo ebay,pero soltanto per le aziende a fare business online, anche ci sono quasi tutte banche famose in Cina entrare per dare la garanzia dei pagamenti  per compratore e per  venditore. Tante aziende sta  entrando e imparando a sviluppare i proprio bisiness su network.

 

Ho visto prodotto italiano sono va richiesta molto in Cina, ci sono anche tanti marchi italiani ,pero con modo cinese , non sono vero prodotto italiano,ma anche vendere molto bene ,ogni giorno crescono i loro nuovi punti vendità. 

 

Siamo una azienda in Italia, siamo cinese, vogliamo collaborare con il piccolo medio produttore italiano, creamo il Vostro sito o negozio dentro questo network , cercare subito sia grande importatore,sia piccolo negoziante in Cina.

 

Se voi siete produttore con livello made italy

Se vuoi vendere in Cina.

Zero spese , fanno conoscere il vostro marchio in Cina, creare i vostri punti vendita,  costruire il vostro grande catena in Cina ,comincia adesso!

roger14@interfree.it

anny xu 

3483009081

Sep 29th

Deficit commerciale tra Italia e Cina. Negativo per 11,6 miliardi il saldo dei primi otto mesi

By alessandro
Deficit commerciale tra Italia e Cina. Negativo per 11,6 miliardi il saldo dei primi otto mesi

Con la Cina il divario commerciale c'è, le statistiche lo dimostrano. Altrettanto eloquenti, però, sono le dinamiche della logistica: partono leggeri, i voli cargo dall'Italia, per far ritorno gravidi di merci cinesi a sempre più alto valore aggiunto. Divario impossibile da azzerare, quello Italia-Cina, però colmabile, specie in alcuni settori. Se i dati delle dogane cinesi confermano nel 2009 una crescita dell'export italiano del 3,1%, è certo che il tessile, il legno-arredo, la gommaplastica, i prodotti tecnologici faticano a guadagnare terreno in Cina.

Il passivo dei primi otto mesi rispetto alla Cina sfiora i 12 miliardi, è al top da sempre, rappresenta l'80% del nostro disavanzo commerciale globale. «Le due economie - sottolinea Thomas Rosenthal, responsabile del Cesif, il Centro studi della Fondazione Italia-Cina - sono sostanzialmente competitive, non complementari. Scambiano prodotti statisticamente identici ma qualitativamente diversi. La produzione italiana in molti settori è caratterizzata da maggiore valore aggiunto e contenuto tecnologico. La Cina sta recuperando terreno molto rapidamente anche grazie allo spillover derivante dalla presenza di imprese multinazionali in Cina, incluse quelle italiane».
«I dati Sea sulle due destinazioni cinesi, i volumi di merce movimentata dalla nostra compagnia nei primi dodici mesi, indicano una ripresa anche se lieve dei movimenti verso la Cina», commenta Alcide Leali, presidente di Cargoitalia, la compagnia che ha iniziato a operare un anno fa da Malpensa su Hong Kong e, da luglio, su Shanghai.

Leali professa ottimismo, visto che da Hong Kong, in un solo anno, ha esportato 5.851 tonnellate di merci, importandone 8700, e da Shanghai, in un mese, 461 contro 493. «Partono pezzi di macchinari industriali di varie tipologie, ricambi per macchine agricole e movimento terra, abbigliamento finito, pelli e tessuti per abbigliamento, accessori, prodotti alimentari. Arrivano elettronica di consumo, abbigliamento semilavorato e finito, basi chimiche per profumi. Secondo i dati Sea, da Malpensa, la variazione dei volumi nei primi 7 mesi sul 2009 ha premiato l'export (+99%), più dell'import (+77 per cento).

 

«Attenzione, spesso le partenze non avvengono esclusivamente dall'Italia, le stesse merci italiane partono da altri scali europei anche a causa della concorrenza tra gli operatori - avverte Daniele Pala, responsabile cargo sales Italia di Air China cargo, partita un anno e mezzo fa con tre aerei, un altro in arrivo dal mese prossimo. In Cina spediamo macchinari, prodotti di moda, parti di pelli per le scarpe, mobili, auto e, stando a quanto rivela il nostro marketing, anche alimenti deperibili. Una vera svolta». La mozzarella di bufala? «Sì, anche quella, i cinesi stanno imparando a gustarla».

«In Cina, dobbiamo imparare a vendere», va subito al sodo Paolo Bastianello, vice presidente vicario di Sistema moda Italia, imprenditore tessile titolare del marchio Marlys. «Certo, specie nel nostro ambito, il saldo import-export non ci sorride, però le cose stanno cambiando, e in fretta. I volumi sono ancora bassi, ma tengo a sottolineare l'aumento del 78% dell'export tessile nei primi sei mesi del 2010». La Cina - rivela l'ufficio studi Smi - è il primo paese di approvvigionamento, scende però al 18esimo posto come mercato di sbocco. «Il vero problema - aggiunge Paolo Bastianello - sta nella difficoltà, specie per i più piccoli, di aprirsi un varco stabile in un simile mercato. Sinceramente i prodotti no brand si basano sulla qualità e sulla conoscenza da parte degli acquirenti di determinate particolarità. E' difficile affrontare una piazza dominata da grandi industrie pubbliche». Come si fa a gestire una situazione di questo tipo? «E' davvero importante - chiarisce Bastianello - che con il nuovo anno Smi offra uno showroom a Shanghai che possa funzionare da piattaforma di sbarco dei nostri prodotti».
«Bisogna arrivare per davvero a un marchio made in Italy», è la provocazione di Amedeo Teti, direttore generale per la politica commerciale internazionale del ministero dello sviluppo. «I cinesi amano il made in Italy, ma a loro volta sanno che c'è del made in Italy fatto in Cina. Può senz'altro aiutare il nostro export offrire delle certezze, perché da parte dei cinesi c'è una grande disponibilità».

Sep 29th

Cina: 1,5 miliardi nel 2033

By alessandro
Cina: 1,5 miliardi nel 2033

Annualmente incremento di 7 mln persone per i prossimi 10 anni

SHANGHAI, 29 SET - La popolazione della Cina arrivera' a un miliardo e mezzo di persone entro il 2033. Lo riferisce lo Shanghai Daily. Secondo Zhao Baige, vice direttore del centro per la pianificazione del paese, questo calcolo deriva da un incremento annuale di 7 milioni di persone per i prossimi 10 anni. In aumento gli anziani. Entro il 2040 si stima che saranno 400 milioni le persone sopra i 60 anni; oggi gli over 60 sono il 12,5% della popolazione; diventeranno il 17,1% entro il 2020
Jun 26th

Honda ha perso il 37% delle vendite in Cina

By alessandro
Honda ha perso il 37% delle vendite in Cina

La serie di scioperi incrociati che ha colpito le fabbriche cinesi del colosso giapponese inizia a dare i primi segnali visibili: crollano vendite e produzione. Gli operai sentono di aver vinto la loro battaglia, ma gli analisti avvertono: senza il sostegno di Pechino, tutto tornerà come prima. 

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La produzione della Honda Motor e le vendite del gruppo in Cina sono scese lo scorso mese del 37%, a seguito della serie di scioperi che hanno colpito le industrie del colosso giapponese. Questa flessione è il primo indicatore materiale dell’impatto che gli scioperi, che si sono susseguiti e non accennano a diminuire, hanno e avranno sulla produzione industriale in Cina.

Il primo sciopero della serie ha colpito proprio la Honda: il 17 maggio scorso, gli operai di un’azienda di Foshan che produce trasmissioni hanno incrociato le braccia per protestare contro i salari bassi e l’eccessivo carico lavorativo. L’esempio di questi “pionieri” è stato seguito dai lavoratori di altre aziende Honda e da quelli di Toyota e Nissan. Praticamente tutte le proteste si sono concluse con la vittoria degli operai, che hanno ottenuto sensibili aumenti di salario.

Nello specifico, la Honda ha perduto il 10% del campo vendite: un dato in controtendenza, se si pensa all’aumento del 33% nel campo della vendita di automobili che si è registrato lo scorso mese nel Paese. Il 37% in meno della produzione totale si scontra inoltre con un declino generale che si attesta però al 10%. Gli analisti della Jp Morgan, guidati dal giapponese Kohei Takahashi, sostengono che la mancata produzione di circa 20.000 veicoli potrebbe risultare in una perdita stimata intorno ai 12 miliardi di yen, circa 110 milioni di euro.

Nel frattempo, i lavoratori continuano con le loro proteste. Secondo i quotidiani di Hong Kong, “è diffusa nella classe operaia la sensazione di aver vinto una lunga battaglia contro un nemico molto forte”. Ma Pattie Walsh, analista della questione lavorativa in Asia, avverte: “I risultati ottenuti non avranno vita lunga, se il governo di Pechino non decide di applicare le leggi sul lavoro che sono in teoria in vigore nel Paese. In altre parole, se il governo non sposa la loro causa tutto tornerà come prima”.

Jun 15th

Il Prosciutto Toscano protagonista a Hong Kong

By alessandro

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Il Prosciutto Toscano protagonista a Hong Kong

Dal 17 al 20 giugno in promozione negli store della catena City Super di Hong Kong

 Per la seconda volta il Prosciutto Toscano sarà protagonista dal 17 al 20 giugno di una promozione nei diversi punti vendita della catena City Super di Hong Kong.
Durante il periodo promozionale si svolgeranno una serie di incontri di formazione allo staff della catena di distribuzione e di informazione ai consumatori che frequentano i punti vendita della City Super.
Il tutto sarà preceduto da una conferenza stampa per informare i media di questa iniziativa ed invitare i consumatori a recarsi nei supermercati per assaggiare una vera specialità Made in Italy.

A rappresentare il Consorzio e a fare promozione per il Prosciutto Toscano ci saranno il responsabile del Consorzio Walter Giorgi ed il Presidente Fabio Viani. Sarà adesso fondamentale promuovere la conoscenza di questo prodotto che, per i consumatori cinesi è, senza dubbio, “esotico”. Tuttavia, il termine Prosciutto in cinese significa “coscia asciugata al vento”, termine, quindi, che spiega già di cosa si tratta. Questo è un fattore di grande apprezzamento per un popolo la cui lingua non si basa sulle lettere dell'alfabeto per formare delle parole, ma su ideogrammi che esprimono idee e concetti.
Ai cinesi, inoltre, piace il fatto che il prosciutto sia un pezzo intero, perché ne riconoscono subito la parte anatomica.

La produzione del 2009 del Prosciutto Toscano DOP è stata di circa 300.000 prosciutti per un corrispettivo di oltre 2.500 tonnellate e per un valore economico che supera i 40 milioni di Euro. Consorzio del Prosciutto Toscano Il Consorzio del Prosciutto Toscano, a cui aderiscono 22 Soci, è nato per salvaguardare e valorizzare il tipico prosciutto di questo territorio, che ha caratteristiche e peculiarità ben precise. I produttori, consapevoli della necessità di proteggere il Prosciutto Toscano dalla proliferazione incontrollata di altri prosciutti che avevano poco in comune con la tradizione toscana, hanno adottato un rigido disciplinare di produzione che prevede l’obbligo della “tracciabilità” dall’allevamento al consumo così da garantire all’acquirente un prodotto di eccellenza. Nel 1996 il Prosciutto Toscano ha ottenuto l’ambito riconoscimento comunitario della “Denominazione di Origine Protetta”. Da quella data può fregiarsi di tale nome solo il prosciutto prodotto in Toscana seguendo le regole dettate dal Disciplinare di Produzione, che prevede la provenienza delle cosce esclusivamente da suini nati e ingrassati in Toscana e regioni limitrofe, l’utilizzo di essenze aromatiche tipiche del territorio toscano e una lunga stagionatura.

Jun 13th

operai tentano di scioperare, scontri e 50 feriti

By alessandro
operai tentano di scioperare, scontri e 50 feriti

Decine di persone sono rimaste ferite negli scontri avvenuti in una fabbrica a Kunshan, nell'est della Cina. Una cinquantina di operai della Kok, azienda taiwanese che produce componenti in plastica per automobili, sono rimasti feriti, cinque dei quali in modo grave, dopo l'intervento delle guardie di sicurezza che cercavano di impedire ai duemila dipendenti in sciopero di manifestare.
In Cina, nell'ultimo periodo, le condizioni di lavoro nelle aziende e i salari degli operai sono divenuti oggetto di dibattito e diverse fabbriche, per la maggior parte a capitale straniero, hanno conosciuto scioperi e manifestazioni. La spirale di suicidi al colosso Foxconn, quasi mezzo milione di dipendenti, ha acuito le polemiche e aperto uno spiraglio verso concessioni, pur minime, da parte delle aziende.
«La polizia ci ha picchiato senza risparmiarci (...), senza fare distinzioni fra uomini o donne», ha dichiarato un'operaia al South China Morning Post di Hong Kong, secondo il quale ci sono stati anche 30 arresti. Un portavoce dell'azienda ha riferito laconicamente alla France Presse che il lavoro è ripreso, mentre la polizia locale non ha fatto commenti.
Su internet è stata pubblicata una lista di 13 rivendicazioni degli operai della Kok: dalla denuncia di temperature troppo elevate e odori insopportabili all'interno della fabbrica, alla richiesta di indennizzi, fino a un meccanismo di adeguamento salariale.
Anche le fabbriche di assemblaggio della giapponese Honda sono state paralizzate da scioperi per oltre una settimana, nonostante aumenti salariali fino al 24%.
Secondo gli analisti il moltiplicarsi dei conflitti sociali è da attribuire alla ripresa: i lavoratori, cui viene chiesto di lavorare di più, non accettano più salari così bassi: «Negli ultimi anni i lavoratori sono più consapevoli dei loro diritti e più motivati a difenderli», secondo Goeff Crothall del China Labour Bulletin di Hong Kong.
May 22nd

grande successo di vendite per la lammborghini Murciélago in cina

By alessandro

grande successo di vendite per la lammborghini Murciélago in cina
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In Cina dove in poco più di una settimana sono stati venduti i dieci esemplari della Murciélago LP 670-4 SuperVeloce China Limited Edition, la serie limitata presentata al Salone dell'Auto di Pechino il 23 aprile scorso.

Questo boom di ordini (parliamo di una vettura che costa 770.000 euro...) in soli dieci giorni dalla chiusura del Salone, a cui si aggiunge anche la vendita di due Murciélago LP 670-4 SuperVeloce e di cinque Gallardo, di cui due LP 570-4 Superleggera, l'ultima novità della Casa del Toro, conferma il successo della strategia di Lamborghini sul mercato cinese, basata su una politica aggressiva di espansione della rete distributiva, sostenuta da una crescente passione per le supersportive da parte del mercato automobilistico cinese. Ad oggi sono 9 le concessionarie Lamborghini presenti nelle città di Guangzhou, Shanghai, con due punti vendita, Pechino, Chengdu, Hangzhou, Xiamen, Shenzhen e Hong Kong.

Lo scorso anno la casa bolognese ha consegnato nella Repubblica Popolare Cinese 80 auto nuove, con un aumento dell'11% rispetto al 2008, e i primi quattro mesi del 2010 confermano ulteriormente il trend positivo con 62 vetture consegnate da gennaio a fine aprile in Cina e Hong Kong (+ 130%).

Intenso anche il lavoro di promozione che il marchio sta svolgendo nel paese asiatico e ne è un esempio la recente partnership tra Lamborghini e l'Expo Shanghai 2010 che ha aperto da poco i battenti e dove il brand del toro è main sponsor dello stand della città di Bologna con l'esposizione di tutta la sua gamma al gran completo.