ottavo suicidio alla Foxconn
By alessandro
ottavo suicidio alla Foxconn
(ANSA) - SHANGHAI, 21 MAG - Un nuovo suicidio nella fabbrica della Foxconn, la societa' che produce componenti elettroniche anche per l'iPad della Apple. Gia' in 7 si erano tolti la vita.
Stamani all'alba un giovane di 21 anni si e' lanciato dal dormitorio per i dipendenti della societa' di Taiwan.La Foxconn,800 mila dipendenti in Cina,420 mila solo nella fabbrica di Shenzhen e' del gruppo taiwanese Hon Hai Group e ha tra i suoi clienti la Sony Ericsson e la Apple,per cui produce parti dell'Ipad e dell'Ipod.
google lascia la cina
By alessandro
Google lascia la Cina. O almeno, lascia Pechino: tutto il traffico del sito cinese di Google, Google.com.cn, è ridiretto sul sito di Hong Kong, Google.com.hk. Mountain View potrebbe decidere di espandersi in mercati come Corea del Sud e Giappone, dove finora è riuscita a conquistare solo una frazione della popolarità di cui gode in Europa e Stati Uniti. Il colosso americano ha deciso di dirottare il traffico altrove, abbandonando non il paese, ma l'autocensura che Pechino ha tentato di imporre.
Il Dipartimento di Stato americano aveva annunciato una mossa di questo tipo da parte di Google. Non c'è stato il paventato addio tout-court al grande Paese asiatico, ma uno spostamento dell'attività principale di Big G, il motore di ricerca, su un territorio libero da filtri. L'azienda manterrà un ufficio commerciale in Cina, anche se secondo le stime della Cnbc la dismissione di Google.cn potrebbe consentire a Baidu di conquistare il 95% del mercato della ricerca on line cinese. Ed aprire uno spazio anche a Bing, il motore di ricerca di Microsoft.
La Casa Bianca, in un comunicato, si dice "delusa" dal fatto che "Google e il governo cinese non siano stati in grado di raggiungere un accordo che consenta al motore di ricerca Google di continuare le sua attività in Cina". Ma la risposta di Pechino non si fa attendere: Google "ha completamente sbagliato" ad aggirare la censura, ha "violato una garanzia scritta", e il governo cinese si dice "indignato" per le "irragionevoli accuse" mosse dal gigante di Mountain View.
Cos'è successo. L'inizio ufficiale della disputa risale alla metà dello scorso gennaio, quando la versione cinese di Google, contravvenendo alle leggi,
Schermaglie. Tra l'apertura del web e l'abbandono della Cina, sono stati diversi i tentativi da parte di Google di ricucire o quantomeno discutere con Pechino. Il governo cinese però è rimasto sempre inflessibile, anteponendo l'argomento della sicurezza nazionale a ogni richiesta di Big G di rimuovere obblighi di filtraggio e censura della Rete. Uno scontro intenso per i grandi interessi in ballo: con Google fuori dai giochi, il motore locale Baidu e Bing di Microsoft avrebbero da spartirsi una quota di mercato del 30%. Durante le trattative, non solo Pechino non ha receduto minimamente dalla sua posizione, ma ha anche detto che senza Google (la principale azienda del web a livello mondiale) il web in Cina avrebbe continuato a svilupparsi senza problemi. Ferri cortissimi insomma.
L'epilogo. Big G ha deciso: La Grande Muraglia è troppo stretta. Le attività di ricerca in cinese semplice vengono quindi dirottate su Hong Kong. Con la consapevolezza che Pechino potrebbe bloccare anche l'accesso a questa soluzione. La dichiarazione di Mountain View è chiara: "Riteniamo che l'approccio di fornire ricerche non censurate in cinese semplice attraverso Hong Kong sia una soluzione ragionevole: è interamente legale e aumenterà significativamente l'accesso all'informazione dei cinesi. Ci auguriamo che il governo cinese rispetti la nostra decisione, anche se siamo consapevoli che potrebbe bloccare l'accesso ai nostri servizi".
Imminente la chiusura di google in Cina , che succedera'?
By alessandro
Imminente la chiusura di google in Cina , che succedera'?
Aggiornamento: 2010/03/19
La prospettiva di una soluzione alla situazione di Google sta dimmer ogni giorno che passa e il tempo di attesa è straziante. Se i negoziati a porte chiuse, sono ancora in corso, i media dicono che è "il 99,9 per cento certo" che la fine è vicina per il gigante internazionale della ricerca web in Cina.
Se ciò si avvera, ogni partito sarà un perdente: utenti, inserzionisti, Google stesso e il governo cinese.
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Sì, "il cielo non cadrà" - come dice il cinese va - se Google ha
deciso di fare le valigie e lasciare la Cina. Altri giocatori
salteranno a riempire il vuoto lasciato dal suo ritiro. Ma per
molti utenti di Internet, Google è diventato uno stile di vita.
La sua importanza - come l'aria, la cui esistenza può essere
sentito solo quando è portato via - continuerà ad essere
percepita da coloro che sono abituati alla sua "professionale,
completo ed efficiente" servizio. Come si sentono gli utenti di
Internet, se ne è a "Google" su una pagina web senza il
familiare, ma in continuo cambiamento, il logo pop? Nessuna
scusa, comunque rassicurante che sia, può diminuire il dolore gli
utenti di Internet abbiano a soffrire quando viene negato
l'accesso locale al mondo più grande e più efficiente servizio di
ricerca web.
Per Google, nulla può essere più sconvolgente in termini di lucro di un ritiro dalla Cina, il più grande e più veloce del mondo mercato in crescita. Se può guadagnare la superiorità morale citando la censura del governo e dello Stato-backed attività di hacking come le ragioni dietro la sua uscita prevista, non vi è alcuna giustificazione diversa temerarietà per lasciare circa 400 milioni di navigatori cinesi dietro. Questo, oltre al fatto che Google conosceva l'ambiente operativo in Cina, quando la prima volta, rende la società appaiono aggressivi ed eccitabile a impegnarsi in uno scontro diretto con Pechino, che è noto per la sua storia non muovo su tutto ciò che concerne la sua regola e la sovranità.
Per il governo cinese, il ritiro di Google porta poco conforto. Sarà solo rafforzare la percezione occidentale della Cina come un violatore di piegato la libertà in internet sul staunching il libero flusso delle informazioni. Sarà inoltre possibile aggiungere benzina sul fuoco per il peggioramento delle relazioni sino-USA, già turbata da problemi che vanno da Taiwan al Tibet, dai diritti umani al commercio.
Un segreto di negoziazione di successo è compromesso. Teniamo le dita incrociate che un compromesso dell'ultimo minuto può essere fatto nei colloqui tra Google e Pechino in modo che una faccia soluzione di risparmio possono essere trovati per entrambe le parti
Zaia: presto anche gli agrumi italiani sbarcheranno in Cina
By alessandroLo ha annunciato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia, in visita ufficiale in Cina, dopo aver incontrato il vice-ministro dell’Aqsiq (General Administration of Quality Supervision, Inspection and Quarantine of the People's Republic of China – ‘Amministrazione Generale della Supervisione della Qualità, Ispezione e Quarantena cinese’), Pu Chang Cheng, il quale ha garantito l’impegno del Governo cinese a inviare i suoi ispettori, che è il primo passo verso il via libera alle esportazioni degli agrumi.
“Dopo l’intesa sui kiwi di luglio dello scorso anno – ha detto il Ministro – il ritiro dei dazi non tariffari anche sugli agrumi darà ulteriore slancio al nostro export agroalimentare verso il gigante asiatico. Un risultato significativo anche sotto il profilo del marketing del nostro Paese e delle regioni produttive del Sud in particolare. Penso a tutte le arance che giacciono non raccolte sugli alberi del Meridione, mentre il settore versa in una crisi profonda, una crisi dalla quale rischiano di generarsi gravi conflitti sociali, come hanno dimostrato i fatti della Calabria dei giorni scorsi”.
“Le nostre aziende agricole – ha continuato Zaia – producono qualità, un marchio per cui vale la pena spendersi in mercati strategici quale quello cinese. Un valore aggiunto, quello della qualità e della salubrità dei prodotti alimentari, alla quale anche la Cina pone sempre maggiore attenzione, come ha sottolineato lo stesso vice-ministro Pu Chang Cheng durante il colloquio che abbiamo avuto, in cui ha tra l’altro ribadito l’impegno del suo Paese a rafforzare il dialogo in materia di lotta alla contraffazione e agro pirateria”.
La Cina e l’economia italiana
By alessandro
Una volta era consuetudine affermare che la cultura
dell’avere fosse in auge solo in Occidente. Ora, bisogna correggere
il tiro di questa affermazione, e dire: la cultura dell’avere è
diffusa in Occidente, ma praticata da orientali del celeste impero.
In particolare da cinesi, i quali non dedicano più la loro attività
nella squisita raffinatezza della creazione di porcellana o del
vasellame d’argento coi tipici motivi di peonie e fiori di loto,
oppure nell’agricoltura (frumento, orzo, mais, avena, soia), ora
sono degli imprenditori veri e propri, dei business man, ma
all’estero. Più precisamente in Italia, dove, notoriamente, i
controlli per cielo, per mare e per terra, lasciano ampiamente a
desiderare. E cosi, negli ultimi anni, sono arrivati in Italia dai
balcani ( Bosnia e Croazia) e da Malta 100.000 cinesi che risultano
residenti regolari con l’obiettivo di fare soldi e, indirettamente,
di mettere in ginocchio la nostra economia. Senza contare che la
nostra Polizia ne espelle ogni anno ufficialmente 5 mila in quanto
clandestini. Il che significa che ci sono almeno altri 50. 000
clandestini nascosti in appartamenti dove vivono anche in 12
persone. Il loro sistema politico si basa sull’ideologia comunista
che, tra l’altro, non prevede la cultura dell’avere, casomai,
prevede quella della solidarietà ma, evidentemente, il Manifesto di
Marx ed Engels del 1848, l’hanno messo definitivamente in soffitta
perché hanno scoperto che il business, in Italia, rende, e molto.
Cosi la mafia cinese (le Triadi) che ha le sue basi ad Hong Kong e
nell’Isola di Taiwan, spedisce in Italia centinaia di uomini e
donne) dediti alla ristorazione, al tessile e abbigliamento (dove
lavorano 800 mila italiani), al settore del pellame, ai giocattoli,
all’industria orafa, alla produzione scarpe da ginnastica, alle
tute, a maglioni, camicie, borse, valigie, bigiotteria, porcellana,
materiale per la casa e gestione di internet cafè. Gli italiani che
hanno la sfortuna di avere un negozio accanto al loro devono
chiudere perché la “concorrenza sleale” dei cinesi che applicano
prezzi sotto costo, inducono i clienti ad andare solo nei loro
negozi. E cosi, ristoratori italiani, commercianti, piccoli
imprenditori, agricoltori, sono costretti a chiudere la loro
attività dopo anni di lavoro onesto. E lo Stato cosa fa? I nostri
fanno bancarotta, i cinesi, spesso diretti dalla mafia del loro
Paese (le famose Triadi): accumulano denaro fresco da riciclare in
altre attività in Europa, negli Stati Uniti e Australia
nell’acquisto di ristoranti e attività alberghiere che sono invece
delle coperture. Loro sono in maggioranza confuciani, ma sono anche
buddisti e taoisti e, almeno una delle loro tre religioni, si
predica lo stile di povertà, non il lusso o l’avere. Ma i soldi,
anche se sono lo sterco del diavolo: servono. Il problema, adesso,
è tutto nostro, è tutto italiano e della Unione Europea. Una cosa è
certa: questa situazione per molti lavoratori Italiani non è più
sostenibile: sono costretti a chiudere l’attività, e a vendere
l’azienda di famiglia. Lo Stato deve fronteggiare la situazione, da
un lato controllando le frontiere e l‘interno dove ci risulta
vivano molti irregolari nelle città di Prato, Biella, Vicenza,
Busto Arsizio e Gallarate, e nelle seguenti regioni: Veneto,
Emilia, Marche, Lazio e Campania. Dall’altro lato, in sede europea
per bloccare questo traffico ( o tratta) di uomini e donne
contadini che le Triadi tolgono dai loro villaggi per farli
lavorare per proprio conto. Triadi che hanno scoperto un Occidente
ricco e opulento in cui fare affari miliardari per qualche anno e
poi rispedire in Cina questi contadini a produrre nuovamente riso,
thè, tabacco, cotone, inta, canapa e lino, proseguendo il loro
sfruttamento. Una domanda al ministro dell’Interno Pisanu: quanti
affiliati alle Triadi ci sono in Italia? quanti arresti hanno
eseguito le forze dell’Ordine per reati vari e quante attività
illegali hanno chiuso? I Servizi di Sicurezza, attraverso il
generale di C.A. Nicolò Pollari , già direttore del vecchio
Sismi, hanno rivelato dati preoccupanti sugli arrivi
clandestini dalla Cina che sfuggono ad ogni controllo, e sulle
attività illecite dei cinesi: contrabbando, prostituzione,
introduzione di container pieni di merci contraffatte,
favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ha parlato anche
delle Triadi, dell’alleanza di quest’ultime con la Camorra per
riscuotere il pizzo per conto dei vari clan nei negozi italiani.
Adesso ci aspettiamo dal ministro dell’Interno dei fatti e una
adeguata risposta ferma, adeguata e risoluta. Noi eravamo abituati
a pensare ai cinesi come a delle persone gentili e affidabili, con
gli occhi a mandorla, ma, la cultura del profitto li ha cambiati :
si sono chiusi, sono diventati ermetici e duri ( specie se
affiliati alle Triadi), dediti al denaro, al profitto, e all’avere.
Facciamo presto, facciamo una politica più aggressiva del made in
Italy prima che, per le nostre famiglie e per le nostre aziende, e
per il nostro Paese, sia troppo davvero troppo tardi.
Nasce il nuovo sito cinese del Milan
By alessandroLA CUCINA ITALIANA SBARCA AD HONG KONG CON UMBERTO VEZZOLI
By alessandroL'iniziativa dell'InterContinental De la Ville di Roma vede protagonista lo chef del prestigioso albergo romano, Umberto Vezzoli, che stuzzichera' l'appetito di ospiti curiosi e importanti personaggi del mondo dello spettacolo, politico e finanziario, con sapori, colori e profumi mediterranei. "Sara' un vero e proprio viaggio di insegnamento delle basi della cucina italiana, regionale e di territorio", commenta il famoso chef che promette di conquistare i suoi ospiti non solo con piatti classici, ingredienti e ricette, ma anche "spiegando la differenza dei prodotti autentici come olio di oliva extravergine, l'aceto balsamico, il pane, la pasta, i formaggi, il vino, insomma insegnando a riconoscere la qualita' del cibo Italiano, come cucinarlo e come servirlo". Durante il suo soggiorno, Vezzoli terra' anche lezioni di cucina ai cuochi dell'InterContinental di Hong Kong, spiegando la filosofia ed il concetto dello stile italiano e la cultura del mangiare; dando informazioni sulle origini delle ricette, la provenienza dei prodotti, sui consorzi di tutela e i marchi che garantiscono la tipicita'. Sempre nelle stesse date saranno organizzate cene di gala dedicate a varie regioni, alle quali interverranno personaggi del mondo finanziario, politico e culturale.
Presenti all'evento anche i piu' famosi produttori di vino italiano, i migliori Baroli, il Brunello di Montalcino e le migliori bollicine della Franciacorta. Insomma, una kermesse di cultura e del buon vivere; di prodotti enogastronomici autentici. Il tutto all'insegna dell'eleganza, della perfezione e della semplicita', ingredienti con i quali la cucina italiana si distingue nel mondo.
Cina: città sempre più ricche e campagne più povere
By alessandroIl reddito pro capite nei centri urbani ha infatti raggiunto i 17.175 yuan (circa 1.700 euro), mentre nelle campagne è stato di soli 5.153 yuan. L'Ufficio non specifica i dati anno per anno, ma sottolinea che si tratta del divario più alto da quando, nel 1978, la Cina ha dato il via alla politica di riforme e di apertura dell'economia.
In un dialogo su internet nel fine settimana scorso, il premier Wen Jiabao ha affermato tra l'altro che il problema delle crescenti disparità di reddito tra le aree ricche e quelle povere è una delle principali minacce alla "stabilità sociale" della Cina.
"E' ingiusto che la ricchezza di una società sia nelle mani di un pugno di persone - ha sostenuto Wen - se questo succede, quella società è destinata ad essere instabile". Il problema dello sviluppo "ineguale", secondo la stampa cinese, sarà al centro dei lavori delle cosiddette "due Assemblee" - l'Assemblea Nazionale del Popolo e l'Assemblea Consultiva del Popolo - che si riuniscono per le loro sessioni plenarie annuali a partire da questa settimana, a Pechino.
ATS
Apple contro i minori in Cina
By alessandroIl rapporto annuale redatto da Cupertino sui partner stranieri rivela l'impiego di lavoratori minorenni, sottopagati e costretti a orari di lavoro prolungati ben oltre il limite massimo
Da Cupertino hanno preferito non rendere nota l'identità degli adolescenti, limitandosi a chiarire che "al momento non lavorano più o hanno superato il limite di età imposto dalla legge per essere impiegati regolarmente". Un'ammenda, quella della Mela, che per alcuni corrisponde a una vera e propria ammissione di colpa, ma che potrebbe anche costituire la dimostrazione che i controlli sempre più stringenti nei confronti delle aziende appaltatrici occupano una posizione di rilievo nella to-do-list di Jobs e soci.
A ogni modo quella dei lavoratori minorenni sembra essere solo una fra le molteplici irregolarità riscontrate da Apple nel corso dell'anno passato: più della metà delle realtà monitorate facevano lavorare i propri dipendenti ben oltre le 60 ore settimanali concesse da Apple in paesi dove non tutti effettuano questo genere di controlli e gli orari tendono a essere molto elastici.
Sicurezza alimentare: Cia, Cina regina delle frodi sul made in Italy
By alessandro24 Feb 10:54



