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Jun 16th

cosa c'è dietro alle proteste dei lavoratori cinesi?

By alessandro
cosa c'è dietro alle proteste dei lavoratori cinesi?

Una serie di proteste nelle fabbriche straniere nella Cina meridionale, specialmente in aziende fornitrici di Honda e in suoi stabilimenti di assemblaggio, ha acceso i riflettori sulle richieste dei giovani lavoratori cinesi, emigrati in zone manifatturiere dalla campagna e dalle aree economiche meno sviluppate.

Una serie di suicidi alla Foxconn, produttore di elettronica con un grande stabilimento nel sud della Cina, ha amplificato l'attenzione riservata ai malumori, diffusi e in crescita tra i lavoratori delle fabbriche.

Di seguito alcune domande e risposte sulle rivendicazioni.

QUANTO E' SERIA LA SITUAZIONE?

I disordini sono localizzati e dovrebbero rimanere tali, ma le implicazioni si potrebbero far sentire su vasta scala.

Gli scioperi riportati sin da maggio hanno colpito alcune fabbriche senza però fermare la produzione, che ha subito soltanto una flessione, soprattutto negli stabilimenti di Honda. Ma le rivendicazioni indicano che i giovani lavoratori immigrati si aspettano condizioni lavorative e salariali migliori rispetto a quelle accettate dai loro genitori. I giovani si sentono anche sottopagati rispetto all'aumento dei prezzi e degli standard di vita.

Le sollevazioni della forza lavoro sono aumentate negli ultimi anni nella zona costiera cinese, vasta area industriale.

Gli organizzatori degli scioperi nelle fabbriche Honda hanno mostrato che le generazioni di lavoratori più giovani -- con le loro aspettative più alte e con una buona capacità di mobilitazione grazie all'uso di Internet e di cellulari -- potrebbero rappresentare una sfida difficile per dirigenti e funzionari.

I cambiamenti demografici potrebbero anche dare ai lavoratori maggiore forza contrattuale.

Il numero di cinesi di età compresa tra i 15 e i 24 anni si è mantenuto negli scorsi 20 anni compreso tra 200 e 225 milioni. Secondo un economista della società di consulenza Dragonomics di Pechino, questo numero potrebbe subire un ridimensionamento, pari a un terzo nei prossimi 12 anni.

COSA STANNO CHIEDENDO I LAVORATORI?

Per lo più vogliono aumenti salari, ma si sono rivelati reattivi a qualsiasi tentativo da parte della dirigenza di minacciare la loro coesione.

I lavoratori delle fabbriche legate a Honda si sono lamentati degli orari di lavoro, incluso l'obbligo di straordinari, e dei salari che spesso non superano i 1.000-2.000 yuan (120-240 euro) al mese. Hanno chiesto aumenti salariali di diverse centinaia di yuan al mese.

Alcune recenti rivendicazioni hanno portato ad aumenti salariali consistenti, incluso un aumento del 66% ai lavoratori della Foxconn, e il 20% in più per i lavoratori di una catena di montaggio Honda. Le aziende fornitrici di componenti automobilistici hanno offerto aumenti salariali minori.

In molte fabbriche private cinesi, i sindacati statali non esistono o subiscono comunque l'influenza del management. Alcuni lavoratori in sciopero hanno detto di voler formare sindacati indipendenti, ma la richiesta non ha ottenuto comunque un consenso generalizzato e diffuso.

LE SOLLEVAZIONI POTREBBERO ESPANDERSI?

Potrebbero, specialmente nelle fabbriche nei pressi di Shenzhen e Dongguan nella Cina meridionale, dove il malcontento dei lavoratori immigrati sta aumentando.

Ma anche in questa zona, la grande maggioranza delle fabbriche continua a lavorare e a produrre come di consueto. La risposta principale dei lavoratori alle condizioni insoddisfacenti non è lo sciopero: i lavoratori piuttosto rassegnano le proprie dimissioni, lasciando nel buio la loro insoddisfazione.

L'esempio di Honda, comunque, potrebbe stimolare rivendicazioni in altre fabbriche. I media statali non hanno dato molto spazio alle sollevazioni, ma il messaggio sta passando velocemente tra i lavoratori attraverso Internet.

Sembra comunque poco probabile che gli scioperi, dalla zona manifatturiera nel sud della Cina, possano espandersi sul territorio conquistando una dimensione nazionale.

Anche i lavoratori delle fabbriche statali hanno motivi per scioperare, specialmente quando le aziende sono state privatizzate facilitando corruzione e facili affarismi.

D'altra parte, però, questi lavoratori sono più vecchi e hanno poco a che fare con i lavoratori immigrati dalla campagna. Non è quindi probabile un'alleanza.

In altre aziende statali, invece, la forte crescita economica ha comportato automaticamente aumenti di profitti e salari. I lavoratori di queste aziende non sembrano quindi propensi a scontrarsi contro la dirigenza.

COSA FARA' IL GOVERNO?

Ci si aspetta una reazione lenta e non cambiamenti immediati e drastici.

Il governo cinese deve subire pressioni da diversi soggetti, rendendo probabili risposte contingenti e di basso profilo, diverse da zona a zona.

Il presidente cinese Hu Jintao e il premier Wen Jiabao hanno dichiarato che il miglioramento delle condizioni lavorative e assistenziali dei contadini e dei lavoratori ordinari è un punto centrale nelle loro politiche.

Ma gran parte delle esportazioni del paese ha fatto affidamento sul lavoro a basso costo. In particolare, i funzionari locali potrebbero essere restii a rischiare di perdere i loro investimenti permettendo aumenti salariali.

I leader cinesi hanno finora evitato di rilasciare commenti sugli scioperi, forse nell'intento di evitare di agitare ulteriormente le acque.

Negli scorsi anni, il governo cinese ha allentato progressivamente la morsa sui lavoratori, considerando sempre meno gli scioperi una minaccia al proprio controllo. Il governo ha permesso ai lavoratori di reclamare e ha evitato di usare la forza per sedare gli scioperi.

I lavoratori sostengono spesso l'inutilità delle procedure pensate per sollevare questioni care ai lavoratori. Il governo potrebbe cercare di renderle più efficienti.

Se le rivendicazioni dei lavoratori dovessero espandersi e acquisire una connotazione politica, abbracciando le richieste di sindacati indipendenti, il governo potrebbe rispondere procedendo all'arresto e alla detenzione degli organizzatori degli scioperi